Il Pensiero dell’Autore

Giovanni Verga

Giovanni Verga rappresenta uno dei massimi scrittori della letteratura italiana ed esponente di spicco del verismo europeo.

Il periodo storico in cui visse Verga è fortemente impregnato da avvenimenti storici che ne caratterizzeranno i suoi scritti: dai moti risorgimentali, al periodo unitario e post-unitario fino al primo conflitto mondiale.

Pur avendo studiato in città borghesi come Milano e Firenze i suoi scritti mantengono un focus centrale sulla propria terra natale e i problemi e le difficoltà che la popolazione deve affrontare in una terra vittima di interessi diversi ai propri.

Il profondo sentimento di sconforto per la Sicilia è musa ispiratrice per alcuni romanzi che diventeranno delle pietre miliari nella letteratura nazionale.

Il ciclo di opere Vita dei campi racconta delle sofferenze patite dalla popolazione, dal difficile rapporto con il territorio che dà e toglie mentre nel resto d’Italia prendono corpo i primi agglomerati industriali.

L’agire dei siciliani viene sintetizzato con il famose ideale dell’ostrica, metafora del tenace attaccamento dei siciliani con il proprio territorio, oltre alle proprie tradizioni e ai valori familiari.

Le idee di Verga si evolveranno in pensieri filosofici che vanno al di là della vita terrena, alla fugacità dell’esistenza umana e alla pochezza del materiale nel famoso Mastro don Gesualdo.

Per il suo contributo alla cultura italiana venne nominato Senatore del Regno d’Italia nel 1920.

Le sue opere hanno l’eccezionale merito di porre domande e interrogativi attualissimi in diverse problematiche sociali e culturali della Sicilia di fine ottocento.

Le opere principali

I Malavoglia

I Malavoglia, opera divenuta celebre anche oltre i confini nazionali, venne pubblicata nel 1881 in un contesto storico in continuo fermento, con le difficoltà e le evidenti differenze che correvano lungo tutto il Regno d’Italia.

Verga tenta di indagare sul movente dell’attività umana che porta al tentativo di progresso e miglioramento sociale attraverso le vicissitudini di un’umile famiglia di pescatori di Acitrezza, borgo marinaro catanese di cui resta ancora oggi visibile la casa del nespolo, dimora di Padron Ntoni, il capofamiglia, e gli altri protagonisti del romanzo.

I Malavoglia ha il merito di riprendere anche in alcune sfumature i sentimenti e le passioni tipiche dei siciliani, molti dei quali ancora oggi riscontrabili: dalle idee ai modi di dire, alle usanze fino agli appellativi dei singoli personaggi i Malavoglia rappresentano uno spaccato per molti versi attuale della società civile siciliana.

Mastro don Gesualdo

Mastro don Gesualdo ritrae l’esistenza infelice di chi occupa il suo tempo soltanto all’arricchimento personale, senza curarsi degli altri e rimanendo inevitabilmente solo dinanzi la morte. E’un opera per molti versi cruda e malinconica, in cui la difficile ascesa sociale di un uomo che riesce comunque ad arricchirsi di vaste proprietà dell’entroterra siciliano, non porterà comunque alla realizzazione personale.

Rosso Malpelo

Rosso Malpelo racconta di altri drammi della Sicilia ottocentesca: lo sfruttamento del lavoro minorile e le condizioni proibitive delle miniere di zolfo, risorsa importante per le esportazioni dell’epoca. L’ambientazione della novella prende luogo a Catania e nelle sue vicinanze.

La Cavalleria Rusticana

La Cavalleria rusticana è tra le opere più avvincenti e ricche di sorprese, in cui vengono narrati i sentimenti d’onore dei siciliani, come l’amore inviolabile per la propria donna. Dopo una serie di vicissitudini e colpi di scena, l’opera si conclude con un duello all’ultimo sangue tra i due contendenti, pur di aggiudicarsi la propria amata e ristabilire l’onore perduto dai tradimenti Lola, la donna contesa tra Turiddu e Alfio.

Libertà

Libertà è forse una novella meno conosciuta ma non per questo meno importante per la comprensione della società siciliana e delle sue problematiche. Verga racconta della rivolta della città di Bronte contro le truppe nazionali per la mancata elargizione delle terre promesse, e la brutale repressione delle truppe garibaldine guidate dal generale Bixio. Il periodo post-unitario non fu sempre ben digerito dalla popolazione siciliana e solo la popolazione brontese ebbe il coraggio di dichiarare con la ribellione il malcontento per il governo unitario.