Il Pensiero dell’Autore

Giuseppe-Tomasi di Lampedusa
 

Giuseppe Tomasi è l’ultimo dei rappresentanti di uno fra i più nobili casati di Palermo, quello dei Principi di Lampedusa. Il momento storico di inizio Novecento e la sua estrazione sociale ne segneranno inevitabilmente la vita e le opere.

Partecipante attivo nella prima guerra mondiale, il giovane nobile si appassiona alla lettura dei grandi autori europei, viaggiando spesso in Francia e Inghilterra per perfezionare la lingua.

Con la sua terra natale ha un rapporto conflittuale: da un lato non può denunciare gli aspetti di arretratezza rispetto al Nord Europa; dall’altro, ne esalta diversi aspetti nelle sue opere. La sua fama diventerà nota nel mondo per il Gattopardo, pubblicato postumo nel 1959.

Le opere principali

Il Gattopardo

Il romanzo è ambientato sullo sfondo degli eventi unitari d’Italia, ritraendo la staticità dell’aristocrazia siciliana nei confronti dei cambiamenti sociali.

Don Fabrizio, Principe di Salina, è l’emblema della nobiltà siciliana che assiste con amara consapevolezza al declino del suo mondo e all’alba dei tempi nuovi, caratterizzati dall’ascesa della borghesia rurale.

Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi” è la frase pronunciata da Tancredi, modo dire divenuto ormai celebre nel parlato odierno. Lungo tutto il racconto Tommasi riesce ad esporre tematiche attuali oggi, al periodo dell’autore (secondo dopoguerra)  e all’ambientazione del romanzo (seconda metà dell’Ottocento): dall’incapacità della classe dirigente di essere protagonista , alla questione meridionale fino al mistero della morte.

Superata la diffidenza iniziale, il Gattopardo sarà insignito del prestigioso Premio Strega nel 1959.