Il Pensiero dell’Autore

Salvatore Quasimodo

Salvatore Quasimodo ha il merito di raccontare la Sicilia da un’altra prospettiva rispetto agli altri autori contemporanei. Nativo di Modica, trascorre la sua giovinezza a Messina, rimanendo illeso nel terremoto del 1908.

Le ristrettezze economiche lo costringono ad abbandonare la sua terra ed a recarsi in altre città per cercare lavoro: Roma, Reggio Calabria, Genova e soprattutto Milano. Ma la Sicilia rimane ben salda nel cuore di Quasimodo.

Nelle sue poesie prende corpo il mito della terra d’origine ed il connesso motivo dell’esilio. La Sicilia è percepita non solo nel suo spessore culturale, mitologico e storico ma anche nella precisa condizione attuale al poeta.

Un luogo magnifico, legato fortemente alle emozioni spensierate dell’infanzia. Dall’altra parte, sorge il sentimento dell’allontanamento dalla proprio terra natale, la perdita dell’illusione di una vita felice e serena, adesso avvertita in un profondo senso di smarrimento.

Turbato dall’esperienza della seconda guerra mondiale vissuta in prima linea, il tema bellico diviene punto focale per le opere degli anni Cinquanta, anche se La Terra Impareggiabile e Dare avere esprimono ancora il profondo legame di Quasimodo con la Sicilia. Un legame mai smarrito.

Le opere principali

Le opere di Quasimodo

Acqua e terra e L’Oboe sommerso sono le raccolte di Quasimodo che descrivono la propria terra natale, legando i luoghi alle proprie emozioni. Vento a Tindari è l’esempio di un luogo percepito come magico e forse non più raggiungibile.

Giorno dopo giorno invece, è una serie di poesie che descrivono le atrocità della guerra, le città distrutte sotto i bombardamenti, gli orrori dei rastrellamenti.

Infine La terra impareggiabile e Dare e avere sono le raccolte che riprendono il tema tanto caro a Quasimodo: la Sicilia. Non più terra lontano ma luogo concreto e determinato, ricco di fascino ma afflitto da problemi reali.