La Leggenda di Aci e Galatea

Aci e Galatea
 

All’ombra dell’Etna, la fertilità del terreno e le abbondanti piogge fanno crescere grandi distese d’erba, in cui numerosi greggi trovano il loro nutrimento.

Un tempo, uno dei greggi più numerosi era quello di Aci, figlio del Dio Fauno e della ninfa Simete. Aci era un pastore di cuore tenero, snello di fisico, biondo e attraente, che trascorreva le sue giornate ad accudire il proprio gregge, facendo attenzione a non dar fastidio ai Ciclopi, che abitavano nelle caverne del vulcano.

Un giorno, per rinfrescarsi dall’arsura del sole di Sicilia, si avvicinò ad una fonte per rinfrescarsi: in questa, vide il riflesso di una bellissima fanciulla.

Si voltò, cercando la ragazza, ma non vide nessuno. Riguardò dentro la fonte, e sembrò di rivedere la ragazza, ma intorno a lui non vi erano persone. Rimase perplesso e torno nella sua dimora dopo che le sue pecore finirono il pasto.

Quella notte non riuscì a prendere sonno e decise di avventurarsi in quello stesso sentiero quando ancora non erano spuntate le prime ore del giorno insieme al suo gregge. Con grande stupore, trovò in quella collina tante altre pecore, ma nessuno che le accudiva.

Gridò forte fino a quando una giovane fanciulla apparve improvvisamente. Aci rimase immobile, affascinato dalla sua bellezza e riconoscendo la ragazza che il giorno prima si era mostrata nella fonte. Era Galatea, la ninfa dell’Etna, che si era innamorata del giovane pastore. Ella era da tempo corteggiata da Polifemo, verso cui però non provava alcun sentimento.

I due si guardarono intensamente e iniziarono a baciarsi, unendosi nei verdi prati etnei. Quando i primi chiarori del giorni iniziarono a illuminare le vallate, l’Etna inizio a brontolare, lanciando lapilli e boati. Erano segnali di pericolo, ma i giovani non se ne curarono.

Presto, arrivò Polifemo, irato di gelosia e pronto a vendicare l’offesa subita. Afferrò Aci e lo lanciò lontano da Galatea. Quindi, prese un masso di immani dimensioni e finì Aci, schiacciandolo sotto la grande roccia. Il sangue del povero pastore iniziò a scorrere sempre più intensamente, in direzione del Mar Tirreno. Qui colorò di rosso l’intero mare e il sangue si tramutò in un corso d’acqua, ai piedi dell’Etnea, dove si tuffò la ninfa, rendendo eterno l’amore tra Aci e Galatea.