La Leggenda di Deli e Ade

deli
 

Ancor prima che i fiumi corressero verso i mari, che gli uccelli volassero tra l’azzurro del cielo e i campi fossero arati, viveva in una terra misteriosa, bagnata da acque azzurrissime, una giovane. Il suo nome era Deli.

Fu nascosta in quella terra lontana da sua madre, concepita dall’amore segreto con il Dio Ares.

La piccola Deli venne accolta dalle Driadi, le ninfe dei boschi, che le riservarono tanto amore nei suoi confronti. Deli crebbe sana e forte ma soprattutto bella, amata dai suoi amici animali e ben voluta da tutta il bosco. Il suo sorriso rendeva quei luoghi luminosi ed i suoi abitanti felici.

La bellezza di Deli divenne sempre più famosa, tanto da essere conosciuta fino agli Inferi, il regno di Plutone, che ne rimase affascinato. La crudele divinità decise allora di appostarsi sul Monte Erice, in attesa di scrutare la giovane.

Deli si era da poco distesa sotto una grande quercia, per godere della frescura che i folti rami rendevano possibile. Ade si avvicinò repentinamente e tentò in tutti i modi di ottenere con la forza la ragazza.

La pianta sotto cui si stava compiendo questo insano atto ritrasse i suoi rami, rendendo visibile agli Dei l’atto carnale che si stava consumando.

Scese presto una truppa di guerriglieri capeggiati da Ares, per punire Plutone. Tuttavia, la malefica divinità riuscì a difendersi dagli attacchi e sconfiggere l’intera armata, Ares compreso. Quei paesaggi verdi e incontaminati furono tinti di sangue e la bellissima Deli si rassegnò al suo destino.

Gli Dei dell’Olimpo alla vista della scena levarono un grido di dolore. Zeus trattenne l’anima di Deli mentre Eolo liberava il leggero Zeffiro, che risoffiò nel corpo della giovane un alito vitale.

Venere, scesa dal monte Ericino, presa il corpo di Deli e la portò al riparo dai desideri perversi di Plutonio, oltre le acque di Drapanon, (Trapani). La giovane fu trasformata in un isola e affidata alle cure delle Nereidi, le ninfe marine, che l’assistettero fino alla nascita dei semidei, Hiera e Pharbantia, frutto della violenza di Plutone.

La bellezza dei semidei è pari a quella della madre e ancora oggi ammirabile.

Favignana, a pochi kilometri da Trapani, guarda ogni giorno con attenzione le sue figlie, Marettimo e Levanzo.