La Leggenda di Polifemo

Polifemo
 

La leggenda del gigante Polifemo è narrata nell’Odissea di Omero.

Ulisse, dopo aver perduto la strada di ritorno ad Itaca, approda nella terra dei ciclopi, sproporzionati figure umane con un occhio solo.

Achille, a capo di 12 uomini decide di entrare nella grotta del ciclope, che nel frattempo teneva a bada il suo gregge nelle verdi vallate.

Gli achei iniziarono a divorare la gran quantità di cibo che trovarono all’interno della grotta, fino a quando il ciclope non tornò nella sua dimora. Trovati gli uomini seduti al suo banchetto, irato per il saccheggio, ne divorò due. Quindi chiuse gli altri nella caverna.

Ulisse, meditando vendetta, offrì in dono il vino che aveva portato con sé dalla nave: Polifemo accettò di buon grado la bevanda, gustandone in gran quantità. Ormai ubriaco, chiese ad Ulisse il suo nome, ed egli rispose: “il mio nome è Nessuno”. Quando il gigante si addormentò, Ulisse vendicò i suoi compagni accecandolo con una grande trave di legno incandescente.

Polifemo gridò come un pazzo e cercava senza riuscirci, a prendere qualche Acheo. Allora spostò il grande masso che chiudeva l’entrata, sicuro che Ulisse e i suoi uomini sarebbero scappati. Questi però si legarono sotto il ventre dei montoni che uscirono non appena Polifemo spostò la gigantesca pietra.

Ulisse e i suoi compagni corsero veloci verso le navi che ormeggiavano sulla costa e quando gli altri ciclopi accorsero in aiuto di Polifemo e chiesero chi compì il suo accecamento lui rispondeva: “Nessuno, è stato Nessuno”.

Viste le navi che prendevano il largo, gli altri ciclopi spiegarono a Polifemo della fuga di Ulisse. Il ciclope, furioso e rosso di ira, stacco dal terreno tre grossi massi e li scagliò verso il mare, nel tentativo, vano, di abbattere le navi greche.

Questi tre immensi massi, i faraglioni, sono rimasti immobili e immutati, ancora ammirabili  oggi  nelle acque che bagnano Aci Trezza.