Il Medioevo in Sicilia

Ben presto la Sicilia divenne avamposto di approdo per i popoli barbari, dapprima con Genserico, Re dei Vandali (466 d.C.), poi con Odoacre Re degli Sciri e infine con Teodorico, Re Ostrogoto. Come nel resto dell’Impero Romano, ormai preda delle conquiste barbariche, anche in Sicilia tale periodo corrispose a difficili condizioni per le popolazioni, che in massa preferirono lasciare le città e rifugiarsi nelle campagne dell’entroterra.

Il periodo bizantino

Nel 535 inizia il periodo Bizantino, grazie alla conquista dell’isola da parte delle truppe di Belisario durante il regno di Giustiniano. La Sicilia diviene quindi provincia dell’Impero Romano d’Oriente con Siracusa capitale. Questo periodo tuttavia, non si rilevò assai migliore rispetto al passato: la popolazione venne asfissiata dalle ingenti tasse imposte da Bisanzio. Inoltre, l’introduzione della leva militare obbligatoria fu la causa di numerosi malcontenti che sfociarono in alcune rivolte popolari.

Del periodo Bizantino sono oggi apprezzabili alcuni santuari (a Cava d’Ispica e Pantalica) oltre a piccole chiese, tutte situate nella parte orientale dell’isola (Noto, Castiglione di Sicilia, Randazzo, Rometta).

La dominazione araba

Il periodo di dominazione Bizantina durò circa per tre secoli, fino alla conquista dell’isola da parte degli Arabi. Nel 827, dopo lo sbarco di Mazara, un contingente di oltre 11.000 unità sconfisse l’esercito bizantino nella pianura del “Balata”, per poi proseguire con la conquista delle città di Biscari, Chiaramonte e Palazzolo, e l’assedio Siracusa, che cadde solo dopo dieci anni.

I Bizantini opposero una valorosa resistenza che di fatto, causò un protrarsi delle battaglie, fino alla caduta di Taormina, ultima roccaforte dell’impero bizantino.

Sotto il dominio arabo la regione venne divisa in tre differente “valli”: la Val di Noto nella parte su-est, la Val Demone nord-est e infine la Val di Mazara ad Occidente, dove gli arabi riuscirono ad apportare i maggiori progressi nell’isola.

Le migliori innovazioni che la Sicilia ottenne dalla dominazione araba, per certi versi addirittura rivoluzionarie, furono nel campo dell’agricoltura: dopo aver frantumato il sistema del latifondo ed aver introdotto nuove colture (tra le altre gli agrumi), furono i sistemi di irrigazione ad apportare i maggiori benefici.

La possibilità di trasportare acqua all’interno dei territori più aridi permise la coltivazione di un numero maggiore di terre, con evidenti benefici sulla popolazione. Anche nella pesca gli arabi dimostrarono notevoli capacità innovative: soprattutto per la pesca del corallo e del tonno, la cui mattanza viene praticata ancora oggi. Inoltre furono parecchi diligenti nell’utilizzare le poche miniere (soprattutto di zolfo) presenti nell’isola, e a coltivare la seta.

Dell’epoca araba non sono rimasti numerosi reperti originariamente costruiti, anche a causa dei Normanni, che provvidero in gran parte a demolirli.

Uno dei maggiori monumenti di tale epoca è rappresentato dai bagni di Cefalà Diana, in provincia di Palermo.

A Palermo città invece è presente la Favara. In origine doveva trattarsi di un cortile attorniato da diversi palazzi, che si affacciavano su un laghetto artificiale.

La Chiesa di San Giovanni degli Eremiti è l’unico esempio di architettura religiosa araba, sebbene ricostruita in gran parte dai Normanni.

La conquista dei Normanni

Il declino del periodo arabo si deve proprio alla conquista della Sicilia da parte dei Normanni, popolazione di origine scandinava. Lo sbarco, avvenuto nel 1050, ad opera delle truppe di Ruggiero d’Altavilla e Roberto il Guiscardo venne propagandata come un’operazione di riconquista dell’isola, tanto da ricevere le simpatie del Papa.

Dopo la facile conquista di Messina e Rametta, i Normanni conquistarono Catania e infine Palermo, nel 1072. La conquista dell’isola venne completata solo nel 1091, con la presa di Noto, cinque anni dopo aver conquistato Siracusa.

Sotto i Normanni la Sicilia torna ad avere un ruolo di prim’ordine, sia nelle configurazione geo-politiche dell’epoca, sia per il proprio fascino, che riuscì a richiamare numerosi scienziati, matematici e artisti che giungessero qui durante la dominazione Normanna.

Di questo periodo si è soliti ricordare il nobile atteggiamento di tolleranza nei confronti dei vinti: vennero rispettati sia le lingue antecedenti alla venuta normanna sia i culti religiosi. Le maggiori conseguenze negative per gli Arabi furono di carattere economico: vennero divise le proprietà terriere e molti di loro ne divennero schiavi. Tuttavia, con il passare del tempo, non di rado i musulmani riuscirono ad occupare posti di prestigio all’interno dell’apparato burocratico (come testimoniano gli scritti di Ibn Giubar). Proprio alla distanzia degli Altavilla si deve il primo catasto urbano e rurale della Sicilia (1144).

I Normanni edificarono numerosi e sontuosi palazzi, sfruttando manodopera sia locale (arabi e greci) sia straniera (in prevalenza egiziani). Per questo motivo molte delle opere ancora oggi apprezzabili presentano caratteristiche arabo-normanne.

La Chiesa di San Giovanni degli Eremiti (già citata in precedenza) è uno degli esempi più lampanti. La Chiesa della Martorana, costruita a Palermo in onore dell’Ammiraglio Giorgio di Antiochia, affaccia imperiosa su Piazza Bellini. Oggi fa parte di una diocesi greco-bizantina (la Eparchia di Piana degli Albanesi) e conserva tuttora l’originale porta in legno.

All’interno del Palazzo dei Normanni (originariamente costruito dagli Arabi, denominato il Qasr ) oggi sede dell’Assemblea Regionale Siciliana, venne edificata la Cappella Palatina. Costruita per volontà di Ruggero II, nel 1140, è una basilica a tre navate dedicata ai santi Pietro e Paolo. All’interno vi si possono ammirare magnifici mosaici su base lignea.

Dello stesso periodo è la Cattedrale di Monreale: la leggenda vuole che fu fatta costruire per volontà di Guglielmo II in onore della vergine Maria, apparsagli in sogno.  Sempre sotto i Normanni vennero costruite la cattedrale di Palermo ( che rappresentò l’esempio più maestoso del periodo medievale in Sicilia) e la Cattedrale di Cefalù.

Altri due edifici dello stesso periodo, ma di carattere profano, sono la Zisa e la Cuba, entrambi a Palermo.

Il periodo svevo

Il periodo Svevo ha inizio a causa della mancanza di un erede maschio di Guglielmo II, che concede il matrimonio tra la figlia Costanza ed Enrico VI, erede al trono dell’impero germanico. Quest’ultimo, mal voluto dalla popolazione siciliana, non si esimerà ad usare l’esercito per sedare le rivolte contro la sua presenza al trono, con la proclamazione nel 1194, a Palermo.

Il suo erede, Federico II, definito stupor mundi, divenne il sovrano siciliano più carismatico di tutto il periodo medievale: con lui il Regno di Sicilia divenne il crocevia di attività scientifiche, commerciali e artistiche che avranno ripercussioni su tutti i popoli europei. Fortifica tutto il sistema difensivo siciliano, edificando numerosi castelli, come l’Ursino a Catania e il Maniace a Siracusa; ma anche altri sistemi difensivi come le Torri di Enna e delle Colombaie di Trapani. Nel campo letterario Federico II condusse notevoli sforzi, costituendo la Scuola Poetica Siciliana.

Ultimo Re Svevo fu Manfredi, figlio di Federico II, proclamato sovrano di Sicilia nel 1258. Scomunicato dal Papa, dovette far fronte all’esercito francese di Carlo d’Angiò, il quale, sposando la causa pontificia, mosse guerra a Manfredi.

Nel 1266, nella Battaglia di Benevento, quest’ultimo trovò la morte sul campo di battaglia.

Gli angioini in Sicilia

Dopo aver sconfitto gli Svevi, la dominazione Angioina iniziò una politica di oppressione sull’isola, con un’asfissiante tassazione volta a finanziare le campagne militari in Terra Santa. A questo si aggiunse l’atteggiamento preferenziale del sovrano nei confronti di Napoli, trasferendo la capitale del Regno da Palermo alla città partenopea.

Il malcontento che aleggiava ormai da anni sfociò nella rivolta di Palermo che passerà alla storia come Vespri Siciliani (31 Marzo 1282). La ribellione ebbe un grande seguito in tutto il resto della regione, trasformandosi di fatto in una grande insurrezione popolare. Carlo d’Angiò decise quindi di sedare le rivolte usando l’esercito, stoicamente sconfitto dagli insorti nella battaglia di Messina nel Maggio del 1282.

La dominazione spagnola

Nel frattempo iniziarono i contatti per favorire la venuta di Pietro d’Aragona, il quale aveva sposato la figlia di Tancredi, Costanza. Per questo motivo la sua venuta nella regione fu caldeggiata dalla popolazione. Il 30 agosto 1282, Pietro III d’Aragona entra trionfante a Palermo e si autoproclama Re di Sicilia.

Da questo momento le vicissitudine storiche sono intrise di battaglie e complotti tra le due differenti casate, che portarono a denominare tale periodo come la guerra dei Novant’anni. Dopo la pace di Caltabellotta (1302) e Catania (1347), l’armistizio definitivo sarà siglato ad Avignone, che prevederà la separazione del Regno di Napoli da quello siciliano (20 agosto 1372) e la vittoria degli Aragonesi sugli Angioini. Tuttavia, per l’assenza di eredi al trono, alla morte di Martino II il governo dell’isola verrà esercitato per delega della corona spagnola ai Vicerè, provocando di fatto un atteggiamento nei confronti dell’isola di mera amministrazione, e non più come accadde in passato, di centro governativo. Anche se questo periodo viene descritto da diversi storici come un freno allo sviluppo dell’economia siciliana, va comunque aggiunto che sotto gli Aragonesi venne istituito il Parlamento, proprio per concedere maggiori spunti democratici alla popolazione locale.

Tuttavia, il potere che godevo i signori feudatari divenne talmente forte da determinare le sorti della Sicilia.

Si protrasse un periodo buio, costituito da faide interne e interessi contrapposti tra i poteri locali che provocarono continue lotte intestine. Ciononostante, fu in questo periodo che venne istituita, per volontà di Alfonso V, l’Università di Catania. La prima in Sicilia.

Dopo l’unificazione del Regno di Aragona e di Castiglia da parte di Ferdinando il Cattolico, la Sicilia divenne concretamente una provincia del neonato impero spagnolo. La popolazione dovette sopportare rigidissime imposte fiscali, oltre al progressivo assottigliamento dei propri diritti. A questo si aggiunge l’istituzione dell’Inquisizione e la cacciata degli Ebrei nel 1492 da diverse città dell’isola, con strascichi negativi sull’economia siciliana.