Cosa vedere a Messina

Dove si trova Messina

Cosa Vedere A Messina


Messina è la porta della Sicilia. Antica e nobile, posta sulla punta nord-orientale dell’isola e sormontata dai monti Peloritani, Messina ha da sempre ricoperto il ruolo di crocevia per la Sicilia. Le genti, le merci, le opere e i pensieri sono da sempre transitati da qui prima di giungere in qualsiasi altra parte della Sicilia.

Strategica e desiderata è stata per molto tempo oggetto di contesa tra le popolazioni più potenti dell’antichità. Luogo di arte e di cultura,  la città ha dato i natali ad uno degli artisti italiani più apprezzati nel campo della pittura: Antonio di Giovanni di Antonio, più famoso come Antonello da Messina.

Il tragico terremoto del 1908 ne ha inevitabilmente modificato il suo aspetto cittadino, ricostruito secondo principi urbanistici del Novecento. Durante la seconda guerra mondiale inoltre, Messina fu la città italiana che registrò il maggior numero di danni a causa dei bombardamenti alleati.

Messina. Prima tappa per chi vi giunge dallo stretto, si respira qui tutta l’atmosfera di Sicilia.

Si potrebbe soggiornare anche una settimana a Messina, così da scoprire sia la costa tirrenica che quella ionica, soggiornando in ottimi Hotel e Resort.

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Il Duomo di Messina

Il Duomo di Messina è senza dubbio l’edificio più rappresentativo di Messina, andato distrutto più volte ma ricostruito fedelmente alle sue originarie forme normanne.

Situato all’interno di Piazza Duomo, fu edificato sotto il Conte Ruggero e consacrato  nel settembre del 1197 alla presenza di Enrico VI (figlio di Federico Barbarossa).Per la bellezza e l’eleganza della struttura, venne scelto quale sede per l’importante matrimonio tra Guglielmo II, principe normanno di origini siciliane, e la principessa Giovanna, sorella di Riccardo Cuor di Leone.

Nel 1294 fu danneggiato da un incendio e notevolmente modificato nel suo aspetto attraverso rifacimenti in diversi stili architettonici con l’aggiunta di finestre e statue marmoree.

Mutilato in molte delle sulle parti dal terremoto del 1908 prima e dai bombardamenti poi,

della costruzione originaria esterna rimane soltanto il portale gotico centrale, i due portali minori e il portale sul lato destro della Cattedrale, progettato da Polidoro Caldara da Caravaggio, pittore seguace di Raffaello.

La struttura basilicale a tre navate si è mantenuta anche dopo le distruzioni, con 13 file di colonne a dividere le navate.

Nella parte centrale spicca la ricostruzione del mosaico del Cristo Benedicente, opera immancabile nelle principali costruzioni  sacre d’epoca normanna.

Sotto di esso il Baldacchino, opera assai elaborata che si unisce stilisticamente all’altare maggiore, realizzato con pietre dure.

Alla fine della navata sinistra si trova l’unico mosaico originale che si è mantenuto fino ad oggi.

La vergine in trono con il Bambino, tra Santa Lucia e Sant’Agata e gli Arcangeli Gabriele e Michele.

Tutta la costruzione è abbellita al suo interno da dodici statue che riproducono gli apostoli. Numerose sono le cappelle e i monumenti funerari di esponenti di spicco della Messina medievale.

Il Tesoro suggellerà la visita al Duomo di Messina: la Manta d’Oro è l’opera più famosa e suggestiva dell’intero reliquiario. Realizzata in purissimo oro nel 1668 da Innocenzo Mangani, celebre orafo fiorentino, è stata impreziosita da brillanti e pietre preziose date in dono dai fedeli.

A questa si aggiungono i busti reliquiari di San Giovanni e San Bartolomeo, candelabri e calici finemente decorati e realizzati in argento ed infine una stupenda pigna di cristallo.

Cosa vedere a Messina: Il campanile del Duomo


caltagirone Il Campanile del Duomo di Messina è tra le attrazioni più curiose d’Italia. Si eleva per circa 60 metri con il suo maestoso orologio meccanico, aggiunto al campanile nel 1933, vantando il primato di essere il più grande orologio astronomico al mondo.

La facciata che prospetta sulla Piazza è il lato principale del campanile. Al primo piano, viene raffigurata l’esperienza terrena tramite statue che ripercorrono le quattro fasi principali della vita: infanzia, giovinezza, maturità e vecchiaia. Tra di esse si cela la morte. Tutto il complesso si muove ogni quarto d’ora.

Più sotto invece, i giorni della settimana sono rappresentati da sette divinità greche alla guida di un carro trainato da differenti animali (riprendendo così il mito greco che voleva che fosse Apollo alla guida del carro a far sorgere il sole).

Al secondo piano invece sono riprodotte le fasi più importanti delle vicende di Cristo: la Nascita, la Pasqua e la Pentecoste.

Al terzo piano la scena è dominata da un gallo ruspante, simbolo della rinascita della città. Ai suoi lati le statue di due donne, Dina e Clarenza, valorose cittadine messinesi distintesi durante i Vespri Siciliani del 1282 contro gli Angioini.

Al quarto piano il Leone, simbolo di forza e coraggio, stringe tra le sue zampe la bandiera di Messina che sventola tre volte al giorno. A mezzogiorno inoltre, un poderoso ruggito celebra la caparbietà della sua gente.

In vetta infine, il grande orologio.

Da non perdere a Messina

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Fontana di Orione di Messina


La fontana di Orione si trova al centro di Piazza Duomo. Fu realizzata nel 1553 per celebrare il primo acquedotto cittadino, in onore del fondatore mitologico della città, il cacciatore Orione.

Alla base, le 4 figure sdraiate simboleggiano i fiumi Nilo, Tevere, Ebro e Camaro (proprio di quest’ultimo furono convogliate le acque per dar vita all’acquedotto). Figure mitologiche fungono da sostegno alle vasche centrali, al culmine delle quali vi è posto Orione, con lo scudo crociato di Messina e il fido cane Sirio.


La Chiesa Santissima Annunziata dei Catalani


La Chiesa Santissima Annunziata dei Catalani è uno degli esempi lampanti di architettura arabo-normanna presenti in Sicilia. La facciata posteriore è la parte più interessante della parte esterna, con il loggiato che si affianca ad elementi stilistici arabeggianti.

Al suo interno, la struttura basilicale è divisa in tre piccole navate. Di fronte la Chiesa si trova il monumento bronzeo in onore di Don Giovanni d’Austria, celebrativo della battaglia navale di Lepanto contro i Turchi. Realizzato nel 1573, Giovanni è posto trionfalmente all’apice della struttura raffigurato nell’atto di calpestare la testa del raìs Alì Bassà.

Nei quattro pannelli realizzati in bronzo e posti al di sotto sono rappresentate le fasi decisive della battaglia.


La Chiesa di Santa Maria degli Alemanni


La Chiesa di Santa Maria degli Alemanni voluta da Federico II di Svevia intorno al 1220, si presenta quale unico esemplare dell’architettura gotica in Sicilia.

Affidata all’Ordine dei Cavalieri Teutonici, che ne fecero il loro quartier generale, la Chiesa cadde in disuso con l’abbandono dell’ordine cavalleresco.

Venne in seguito adibita a magazzino di armi e munizioni durante i secoli successivi. La struttura, divisa in tre navate, è oggi assente di copertura.


La statua della Madonna della Lettera


La statua della Madonna della Lettera è il simbolo di Messina, posta nella parte più esterna dell’abitato, quasi a voler proteggere l’intera città e i naviganti che attraversano lo Stretto.

Realizzata in bronzo dorato nel 1927, poggia su di un colonnato raggiungendo un altezza complessiva di circa 60 metri. La base della struttura è formata dalle fortificazioni medievali della città, sulle quale vi è posta la famosa frase latina Vos et ipsam civitatem benedicimus (Benediciamo Voi e la città vostra).

Questa dicitura fu posta a conclusione di una lettera di riconoscenza ceduta da Maria di Nazareth ad alcuni delegati messinesi giunti in Terrasanta per renderle omaggio.

E’ importante ricordare che la Statua della Madonna fu oggetto di un esperimento da parte di Guglielmo Marconi che durante la sua inaugurazione nel 1934 la illuminò attraverso un meccanismo elettromagnetico, azionato da Papa Pio XI direttamente da Roma.


La fontana di Nettuno


La fontana di Nettuno è posta al centro di Piazza Unità d’Italia, rivolta in direzione del mare. L’opera venne realizzata dal Montersoli, nel 1557 ritraendo il Dio del mare in posizione dominante rispetto al complesso. Ha infatti domato le acque di Scilla e Cariddi, allegoricamente ritratte ai piedi di Nettuno, dando finalmente quiete alle correnti dello Stretto. La struttura ottagonale della fontana è inoltre impreziosita da decori marini, conchiglie e delfini.

L’odierne statue di Nettuno e Scilla vennero fedelmente riprodotte nella seconda metà dell’Ottocento dopo essere state danneggiate durante le insurrezioni popolari del 1848.

Oggi gli originali sono conservati all’interno del Museo Regionale di Messina.


Palazzo Calapaj-D’alcontres


Palazzo Calapaj-D’alcontres rappresenta l’unico esempio superstite di dimora signorile presente a Messina. Posto in prossimità di Piazza Duomo, in Via San Giacomo, è stato più volte ristrutturato, mantenendo comunque la struttura e i decori originari del Settecento.


Palazzo Zanca


Palazzo Zanca posto sull’ampia piazza Unione Europea, è sede del Municipio di Messina. Fu realizzato in eclettico stile neoclassico nel 1924 da un architetto siciliano di cui porta ancora oggi il nome.

Al suo interno, pregevoli i dipinti nella sala di rappresentanza. Nella piazza adiacente si trova la statua che simboleggia la città di Messina incarnata da una figura femminile, realizzata in lucente marmo bianco nel 1858 per festeggiare le concessioni governative da parte di Ferdinando II di Borbone alla città.


Il Teatro Vittorio Emanuele di Messina


Il Teatro Vittorio Emanuele, posto lungo Viale Garibaldi, venne realizzato in forme neoclassiche nel 1852. Nel suo aspetto scarno di spunti rilevanti, spicca il trittico marmoreo collocato sulla sommità della costruzione.

L’allegoria simboleggia il Tempo che rivela la verità. Al suo interno, il soffitto è stato pregevolmente dipinto da Renato Guttuso nel 1985, ritraendo una scena emblematica del mito di Cola Pesce.

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Cosa vedere a Messina: Il Museo Regionale


Il Museo Regionale di Messina è organizzato in Viale della Libertà  presso gli stabilimenti dell’antica filanda Mellinghoff-Barbera, una delle poche costruzioni a rimanere integra dopo il devastante terremoto del 1908. Dopo il sisma, la necessità di portare in salvo le opere recuperate dalle macerie consentì una vasta raccolta di materiali di diversa epoca e fattura che costituisce oggi una delle più belle e vaste collezioni storiche in Sicilia.

Dal 1984 il Museo è stato organizzato in 13 diverse sale seguendo un criterio cronologico, dove trovano collocazione opere di diversi artisti ma di uguale periodo.

Le Sale I, II, III


Nella prima sala, sono organizzati i materiali risalenti al periodo arabo-bizantino come il Mosaico de La Madonna in trono con il Gesù bambino ed Il monaco offerente. Nella medesima sala si trova anche una lastra in marmo, ritraente la Madonna e il dipinto di San Placido.

Nella seconda sala sono esposte diverse opere del XIV secolo tra cui spicca per sontuosità delle forme una bella scultura marmorea, La Madonna seduta col bambino, realizzata ne 1333 da un autore toscano. Da citare inoltre un interessante trittico La Madonna con il Bambino tra S. Agata e San Bartolomeo.

Nella terza sala sono presenti le opere tardogotiche e i primi esempi di arte rinascimentale. Qui si trova la Madonna in trono col Bambino tra S. Gregorio e S. Benedetto, un dipinto su tavola realizzato Antonello da Messina, nel 1473 e tra le opere più esaltanti del celebre pittore locale. Particolarmente bello nella sua drammaticità, il Crocifisso ligneo, di autore sconosciuto.


Le Sale IV, V, VI


Nella quarta sala, la scena è riservata principalmente alle opere di Antonello.

Un ampio spazio è dedicato al cosiddetto Polittico di San  Gregorio, opera realizzata nel 1473 e costituita da più pannelli, seppur è mancante quello centrale superiore. Da notare come in questo dipinto, Antonello riesca a dare una percezione della tridimensionalità alle sue figure grazie alla loro posizione e ai giochi di chiaroscuro. Altra opera del pittore messinese è un dipinto composto dalla Madonna con il Bambino da una parte e l’Ecce Homo dall’altra. Tale opera è stata acquistata dalla Regione Sicilia nel 2003 tramite asta.

Nella quinta sala, molte opere esposte sono di un’altra figura di spicco della pittura messinese, Girolamo Alibrandi: dipinti della vita di San Caterina d’Alessandria, La presentazione al Tempio e La circoncisione. Da sottolineare inoltre, resti marmorei realizzati dal Gagini.

Nella sesta sala, opere della seconda parte del Cinquecento: tra di esse spicca L’Adorazione dei Pastori, di Polidoro da Caravaggio. Qui è collocata inoltre la statua in marmo della figura mitologica di Scilla, opera di Giovanni  Montorsoli.


Le Sale VII, VIII, IX


Nella settima sala trovano posto opere realizzate in argento, oro, maiolica e marmo risalenti alla seconda parte del XVI secolo.

Nell’ottava sala, tra opere celebrative di figure illustre del XVI secolo, è esposta la tavola de La Madonna dell’Itria, del fiorentino Alessandro Allori.

Nella nona sala iniziano le opere risalenti al XVII secolo, con opere principalmente realizzate su tela e alcune sculture marmoree. Tra di esse, come non citare l’olio su tela de La Madonna degli Angeli, tra S. Francesco e S. Chiara ad opera di Antonio Catalano il Vecchio.


Le Sale X, XI, XII


La decima sala invece, è interamente dedicata a Michelangelo Merisi da Caravaggio e ai suoi seguaci. L’Adorazione dei pastorie la Resurrezione di Lazzaro (quest’ultimo in fase di restauro) sono tra le opere più famose del Caravaggio. Il gioco di luce tipico delle sue opere rende in tutta la sua drammaticità il mistero di Cristo: la scena è realizzata in penombra, con la fonte di luce proveniente da un luogo non comprensibile all’occhio dell’osservatore. Come la luce di Dio, troppo spesso incomprensibile ai mortali. Nella stessa sala, incontro dei Santi Pietro e Paolo di Alonso Rodriguez. Dello stesso autore La cena di Emmaus e La strage degli innocenti.

L’undicesima sala raccoglie esempi classicheggianti dell’arte messinese. La natività della vergine di Giovan Battista Quagliata e Il ritrovamento dei corpi di S. Placido e compagni, realizzato da un pittore fiammingo di chiare origine siciliane, Giovanni van Houbracken.

La dodicesima sala è dominata dalla presenza della fastosa Carrozza del Senato, opera realizzata da artigiani e pittori locali nel 1743 per celebrare alcuni privilegi tributari concessi dal Vicerè alla città di Messina.

Le ultime due sale, raccolgono oggetti e materiali preziosi, realizzati dai più abili artigiani locali in argento, corallo e oro e diversi paliotti, pannelli decorativi finemente decorati con pregiati materiali tra cui perle e pietre dure, salvati dopo i crolli del 1908.

Il museo troverà a breve collocazione in spazi più ampi in prossimità dell’odierna struttura. Per questo motivo la disposizione sopra citata potrà subire cambiamenti.

Messina panoramica


La circonvallazione corre per 9 kilometri sulla parte alta di Messina offrendo scorci panoramici di notevole bellezza,soprattutto la sera, con le luci della città che illuminano le acque dello Stretto e la punta estrema della Calabria a suggellare il pittoresco panorama. Lungo il percorso sono numerose le testimonianze architettoniche  della nobile storia di Messina.

Santuario di Montalto


Grazie alla sua posizione e all’imponente mole, il Santuario di Montalto è ben visibile da ogni parte della città. L’attuale edificio venne  costruito nel 1930, dopo che il terremoto del 1908 aveva raso al suolo la precedente chiesa e l’annesso monastero.

Si tramanda che la Chiesa fu costruita per riconoscenza nei confronti della Madonna, che durante i Vespri del 1282 aveva difeso gli insorti messinesi proteggendoli dalle frecce degli arcieri francesi.

Dedicato alla Madonna delle Vittorie, il Santuario si mostra in tutta la potenza del gotico e romanico:  i due alti campanili gemelli racchiudono la facciata centrale in cui vi è posta la statua della Madonna delle Vittorie, realizzata in marmo durante il Cinquecento.

Al suo interno, un bel crocifisso cinquecentesco rinvenuto dopo i crolli del terremoto. La sua posizione concede uno degli scorci più belli di Messina e dello Stretto.

Sacrario Cristo Re


La zona in cui sorge oggi il Sacrario di Cristo Re è stata sempre oggetto di costruzioni strategiche per il controllo di Messina. Durante il periodo normanno venne ampliata la precedente costruzione dando vita al Castello di Rocca Guelfonia o Matagriffone. Questo fu sede di dimora di Riccardo Cuor di Leone durante il suo soggiorno in Sicilia prima di condurre la III Crociata in Terrasanta.

Il castello fu però anche luogo di drammatici eventi e rivolte dei messinesi contro le dominazioni straniere. Il complesso venne ampliato da Carlo V e notevolmente indebolito durante gli scontri dei moti risorgimentali dell’Ottocento e ridotto in macerie dal terremoto del 1908.

La sua ricostruzione venne completata nel 1937 con una struttura ottagonale e un’armonica cupola. Oggi è il sepolcro monumentale di Messina, all’interno del quale sono conservate le spoglie di valori messinesi caduti in battaglia.

A pochi passi da Messina


ganzirri_dscf3025Tra le località da segnare nell’agenda prima di partire verso Messina c’è sicuramente Ganzirri, dieci kilometri più a nord. La bellezza del posto, impreziosita dalla presenza del mare e dai caratteristici laghetti, attira ogni anno un numero sempre maggiore di turisti.

Il Pantano Grande e il Pantano Piccolo sono dei laghi in parte navigabili, in cui si è sviluppato un fiorente commercio di prodotti ittici: cozze, molluschi, crostacei, ostriche e vongole. Avrete quindi capito, che anche i locali del posto offrono prodotti prelibati per gli amanti dei frutti di mare in entusiasmanti location poste direttamente sul lago.

Capo Peloro, comunemente detta Punta del Faro, è la punta settendrionale più estrema di Sicilia, la parte più vicina all’Italia dell’intera isola.

Durante il periodo estivo, Mortelle è la località preferita dai messinesi, in cui i numerosi lidi che si trovano lungo il litorale sabbioso, offrono tutti i comfort per far dimenticare lo stress cittadino. Come qualsiasi altra località balneare che si rispetti, anche qui abbondano pizzerie, bar e locali dove trascorrere le serate.

L’ Annunciazione a Messina

giganti messinaAppuntamento atteso tutto l’anno, la festa dell’Annunciazione caratterizza la città di Messina per diversi giorni. Dal 10 agosto vengono portati in processione i Giganti, due grandi statue equestre del guerriero moro Grifone e la nobil dama Mata realizzati in legno e cartapesta.

Seppur vigono versioni differenti sulla vicenda la più accreditata riporta che il condottiero musulmano, perdutamente innamorato di Mata, si convince a convertirsi al Cristianesimo pur di averla in sposa.

Dal primo di Agosto si susseguono gli allestimenti della Vara, grande carro allegorico che riprende il tema di Maria e dell’ascesa al cielo. Questo venne realizzato nel 1535 per celebrare l’ingresso trionfale di Carlo V a Messina. Oggi si presenta come un enorme carro, con gli angeli e i putti ai piedi di Cristo che innalza al cielo Maria. La Vara viene portata in processione da centinaia di fedeli tramite robuste funi. La processione termina davanti alla Cattedrale, gremita di gente festante che celebra l’ascesa al Cielo di Maria. Di sera, spettacolari fuochi pirotecnici illuminano con i loro colori le acque dello Stretto.

A tutto pesce

messina-ammollatore-di-stocco-il-sig-benito-fama-10712Messina è una città che ha da sempre contano numerosi piatti tipici a base di pesce, alcuni  adottati anche dalle tradizioni culinarie di altre città.

Il piatto tipico per eccellenza è lo Stocco alla ghiotta: si tratta di grossi merluzzi essiccati in modo naturale, lo stocco appunto, farcito con patate olive e capperi.

Le cozze sono tra i molluschi più scelti dai turisti: la famosa pepata assume qui un sapore particolare grazie alle rinomate cozze di ganzirri.

Il pesce azzurro dello stretto, servito ardente, viene fritto in padella e gustato ancora fumante con il pesce talmente croccante da non togliere neanche le lisce.

Infine, menzione particolare merita il pescespada il cui atto di pesca è considerato un arte.

La sua carne è tra le più prelibate tanto da essere apprezzato sin dall’epoca greca. Può essere servito ai ferri, e condito con olio fresco e prezzemolo, impanato a cotolette o gratinato, avvolto in involtino ripieno, oppure in umido, sbizzarrendosi a creare il giusto mix di condimenti e contorni.

La Storia di Messina

Le origini della fondazione di Messina sono talmente antiche da confondersi con le leggende dei miti greci: la sua creazione risalirebbe alla volontà del Dio Saturno ma è più probabile che Messina venne fondata da coloni della Grecia centrale, con il nome di Zancle (in greco antico, falce) durante l’VIII secolo a.C.

Venne ribattezzata in Messene nel V secolo a.C. e più volte coinvolta in cruente battaglie: i Cartaginesi la ridussero in rovina nella guerra del 396 a.C. L’aiuto di Siracusa, fedele alleato di Messene, giocò un notevole ruolo per la rinascita della città. Primo centro di Sicilia conquistato dai Romani nel 263, Messina crebbe di importanza e prestigio divenendo uno dei porti principali dell’Impero.

Nel 407 d.C., la città viene eletta città principale dell’Impero, titolo concesso al pari di Costantinopoli. La sua fama si mantenne inalterata per secoli, in cui l’antica Messana riuscì sempre a distinguersi nel commercio marittimo.

Furono gli arabi ad espugnare le possenti mura della città nell’843, dando inizio ad un periodo di degrado e decadenza per la Falce di Sicilia.

Rinvigorita dalla dinastia normanna, riacquisì  tutto il suo prestigio, tanto da essere scelta come sede dei grandi condottieri per i festeggiamenti delle loro imprese militari: Carlo V, e in seguito suo figlio Don Giovanni d’Austria, vennero omaggiati dalla folla dopo le campagne contro i Musulmani.

Città borghese durante il Rinascimento, ricca di chiese, palazzi e opere celebrative, fu sempre al centro dei pensieri delle casate nobiliari che si alternavano al potere della Sicilia. Fu danneggiata da un primo terremoto nel 1783, devastata dal sisma del 1908 e martoriata dalle bombe della Seconda guerra mondiale.

Sempre viva e ribelle, Messina mantiene nei suoi sprazzi di storia il fascino e la magia del glorioso passato.

Messina di sera


Messina sta riscontrando un certo fermento notturno grazie ai locali e le iniziative che animano le serate in riva allo Stretto.

Per i buongustai, si consiglia vivamente di provare una cenetta tra i ristoranti e le trattorie del centro, dove il prodotto tipico locale, il pesce spada, viene servito in infinite varianti. Romantica e immancabile la passeggiata sul lungomare.

Il Duomo, soprattutto il fine settimana, è il punto di ritrovo di migliaia di ragazzi e universitari che si ritrovo per bere qualcosa e spostarsi in qualche locale del centro.

Per chi ama fare le ore piccole, troverà a Messina numerosi pub e locali che organizzano serate a tema, dalla musica dance, fino ai balli latinoamericani.

Durante il periodo estivo, imperdibile il ferragosto messinese con i caratteristici festeggiamenti per la Festa dell’Annunciazione che coinvolgono tutta la città.


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Cosa vedere a Palermo

Dove si trova Palermo

Scopri cosa vedere a Palermo


Famosa in tutto il mondo, Palermo è il capoluogo di Regione e la quinta città d’Italia per numero di abitanti. Bagnata dalle acque azzurre del Mar Tirreno, è situata tra il Monte Pellegrino e la baia della Conca d’Oro, nella parte occidentale della Sicilia.

Città dai mille volti, chiassosa ma elegante, eclettica e mai banale, Palermo con le sue bellezze architettoniche, i suoi usi e la sua gente attira e ammalia migliaia di visitatori provenienti da tutto il mondo.

Vi consigliamo di soggiornare parecchi giorni a Palermo, in cui troverete ottimi hotel 3* e 4* tra tesori nascosti, mare e street food.

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Palermo racchiude ancora oggi reperti architettonici di rara bellezza, segno tangibile dell’importanza che la città ha assunto nel corso secoli. Per chi si appresta a visitare Palermo e vuole vedere le bellezze di questa città, un paio di giorni possono essere appena sufficienti per ammirarla in tutto il suo fascino.

Palermo si estende intorno ai quattro canti, formato dall’incrocio di due arterie principali: Corso Vittorio Emanuele e Via Maqueda, entrambi risalenti al Cinquecento. I quattro quadranti derivanti dall’intersezione dei due assi viari, realizzati in stile barocco, sono ornati da statue, raffiguranti I re di Sicilia, Le stagioni e Le sante patrone della città. Intorno ai quattro canti sorgono quattro diversi quartieri medievali: l’Albergheria, il Capo, la Kalsa e La Loggia. E’ all’interno di quest’area che sarà possibile vedere i maggiori monumenti della città. Ma le attrazioni di Palermo non si esauriscono solo al suo interno storico: nella periferia della città moderna, il Parco della Favorita, il Monastero dei Cappuccini, Mondello e il Monte Pellegrino meritano senz’altro l’attenzione del turista.

Scopri Palermo: La Cattedrale

La Cattedrale è uno dei monumenti più belli di Palermo e tra i più significativi, assolutamente da vedere: la sua struttura e la sovrapposizione dei diversi stili architettonici, rievocano in maniera chiara come le varie dominazioni si sono alternate nei secoli al governo della città.

Edificata per volontà dell’arcivescovo Gualtiero Offamilio nel 1184, ha subito cambiamenti, decorazioni e modifiche dal Quattrocento fino all’Ottocento, alterando sensibilmente il primitivo impianto normanno.

La facciata principale, risalente al ‘300-‘400, è caratteristica per i suoi due campanili in stile arabeggiante e racchiudenti un portale gotico.

La facciata meridionale invece, prospetta direttamente sulla Piazza della Cattedrale: risalente ai primi anni del Quattrocento, è un classico esempio di stile gotico-catalano con alcune influenze arabe:i n una delle tre colonne del portico si trova ancora inciso un passo del Corano.

Scenografica la Piazza, ornata dalle statue celebrative dell’incoronazione di Vittorio Amedeo di Savoia e Carlo III di Borbone, oltre ai quattro Evangelisti, provenienti dalla distrutta tribuna.

Il suo interno riporta ancora le modifiche apportate nel XVIII secolo, con pianta a croce latina a tre navate. In quella destra da rilevare le Tombe reali: tra le altre, quella di Federico II d’Aragona, di Ruggiero II ed Enrico VI.

Nella navata centrale invece, grandi statue marmoree raffiguranti Santi sono addossati ai pilastri della navata. Della navata sinistra sontuosa è la cappella marmorea de La Madonna col bambino.

Altri motivi di grande interesse per il visitatore è il Tesoro (che contiene importanti reperti reali, tra cui la corona della Regina Costanza d’Altavilla) ospitato nella Sagrestia dei canonici e la Cripta, che conserva numerose tombe (in stile romanico, normanno e bizantino) di personaggi famosi di varie epoche storiche.

Per maggiori informazioni, visita il sito ufficiale della Cattedrale .

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La Palermo Medievale: Il Palazzo dei Normanni

Il Palazzo dei Normanni, edificio tra i più celebri dell’intera Sicilia, venne costruito dagli arabi (con il nome di Qasr) nel IX secolo nella parte più alta della città. I Normanni lo resero in seguito una reggia-fortezza: prima con la costruzione di quattro poderose torri e poi abbellendo le sue sale con opere dei migliori artisti dell’epoca.

L’ingresso, su Piazza Indipendenza, è attiguo al Cortile del Vicerè Maqueda, composto da tre loggiati. Lo Scalone (costruito nel 1735 dai Borboni) conduce al primo piano: qui si trova la famosa e incantevole Cappella Palatina. Costruita per volontà di Ruggero II nel 1130 e consacrata tredici anni dopo, è uno degli esempi artistici più esaltanti dell’epoca normanna.

I mosaici bizantini su fondo in oro, riempiono quasi ogni spazio della Cappella; tra questi il famoso Cristo Benedicente posto dietro l’altare.

Nel secondo piano invece si aprono i suggestivi Appartamenti reali oltre al Salone d’Ercole. Dei primi, di notevole bellezza la Sala di Ruggero (XII secolo), ornata da mosaici ritraenti immagini di animali e floreali.

Nella parte alta della Torre Pisana, trova spazio l’Osservatorio Astronomico fondato nel 1786 sotto i Borboni.

Nel 2001 è stato inaugurato il Museo della Specola, nel quale sono esposti gli strumenti astronomici utilizzatati dagli studiosi palermitani dal Settecento in poi.

Il Palazzo dei Normanni inoltre, si fa risalire come sede del più antico Parlamento europeo. Oggi è sede dell’Assemblea Regionale Siciliana.

Dentro la città di Palermo: Gli Altri Monumenti



San Giovanni degli Eremiti


San Giovanni degli Eremiti è un’ex-chiesa costruita sotto Ruggero II nel 1136, nel quartiere dell’Alberghiera, sui resti di una costruzione precedente araba, probabilmente una moschea.

Le sue forme cubiche e le cinque cupole rosse costituiscono dei forti richiami all’arte mediorientale, realizzando quel miscuglio di stili architettonici assai diffuso a Palermo.

Il suo interno, a navata singola, è intrigante nella sua semplicità. Di notevole fattura è l’annesso chiostro esterno, in passato parte integrante del convento che sorgeva prima della costruzione della chiesa.


Piazza Pretoria


Piazza Pretoria, su Via Maqueda, a qualche metro da Piazza Vigliena (più nota come i quattro canti), venne realizzata alla fine del Cinquecento. Imponente e bellissima la fontana centrale: un tempo di proprietà di un Vicerè spagnolo, venne successivamente venduta alla città.

Le sculture marmoree e le numerose vasche riempiono quasi per intero lo spazio della piazza: l’effetto scenico è d’indubbia bellezza.


Palazzo Sclafani


Palazzo Sclafani, oggi sede dei corpi militari, è il più grande di Palermo. Edificato da Matteo Sclafani nel 1330, in contrapposizione al Palazzo Chiaramonte eretto dal cognato, sotto gli Spagnoli  venne adibito ad ospedale.

Il Palazzo è possente nelle dimensioni e nella forma: la struttura quadrangolare presenta al suo interno un grande atrio centrale. Questo è finemente ornato con degli affreschi, tra cui il più famoso, il Trionfo della Morte oggi presente alla Galleria Regionale di Sicilia.

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Palazzo Chiaramonte


Palazzo Chiaramonte, è conosciuto anche come Steri, termine proveniente dal latino hosterium, in riferimento ad una costruzione fortificata.

Eretto nel XIV secolo da una delle famiglie più potenti di Sicilia, i Chiaramonte, venne scelto dai Vicerè spagnoli quale sede residenziale a Palermo, fino a divenire nel ‘600, Tribunale dell’Inquisizione.

Lo stile, assai caratteristico, è principalmente gotico, ma riprende in diversi aspetti elementi arabi e normanni. Dislocato su più piani, mantiene una struttura rigida, a pianta rettangolare con atrio centrale sul piano terra.

Le finestre che si affacciano dalle pareti sono finemente decorate con marmi e materiale lavico. Grazie ai lavori di restauro, è possibile visitare parte del Palazzo, comprese le antichi carceri. Oggi è sede del Rettorato dell’Università di Palermo.


La Palazzina Cinese


La Palazzina Cinese, situata all’interno del Parco della Favorita, è tra le opere più originali di tutta Palermo. Commissionata nel Settecento da Ferdinando III di Borbone, fu abitata anche  dall’Ammiraglio Nelson in compagnia della sua amante, Lady Hamilton.

I disparati stili presenti costituiscono una rivisitazione di motivi cinesi in termini neoclassici. All’interno sono esposte collezioni di stampe e sete orientali, oltre ad una serie di dipinti del XVIII secolo.


La Chiesa della Martorana


La Chiesa della Martorana costituisce l’ennesimo esempio di stile arabo-normanno della Palermo medievale. Fatta costruire da Giorgio di Antiochia, Ammiraglio di Ruggero II, deve il suo nome ad Eloisa Martorana, monaca benedettina fondatrice del convento a cui gli Spagnoli cedettero la chiesa.

Il campanile, struttura del XII secolo, dà accesso allo splendido interno: i mosaici policromi presenti sia sulle pareti e sulle colonne danno un effetto festoso all’intero ambiente.


La Chiesa della Magione


La Chiesa della Magione, sita nel quartiere della Kalsa, fu realizzata in un sobrio stile arabo-normanno. Edificata nel 1151, fu in seguito donata all’Ordine Teutonico da Enrico VI: dei Cavalieri Teutonici rimangono ancora presenti delle lastre tombali.

La struttura a tre navate è possente mentre la nudità delle pareti ne conferisce una solenne maestosità. Al suo interno di notevole interesse è uno schizzo preparatorio per l’affresco della Crocefissione, unico esempio del suo genere in Sicilia.


Il Convento dei Cappuccini


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Il Convento dei Cappuccini, sito nell’omonima piazza, fu realizzato nel XVII secolo. La chiesa, nella prima parte del Novecento, ha subito dei lavori di restauro e allargamento.

Al suo interno pregevoli opere in legno, tra cui il crocifisso e l’altare. Tuttavia, il Convento è divenuto celebre per le sue Catacombe. Tradizione voleva che i corpi dei defunti, soprattutto dei ceti più elevati, venivano conservati per un periodo di tempo non ben precisato.

Oggi ne restano circa 8.000 tra scheletri, mummie e cadaveri imbalsamati: lo spettacolo che si presenta è senz’altro macabro ma senza dubbio interessante per la conoscenza delle pratiche di conservazione dei defunti.

Per maggiori informazioni potete consultare il sito ufficiale delle Catacombe del Convento dei Cappuccini.


Le Altre Chiese di Palermo


La Chiesa di San Cataldo appare severa nella sua struttura, e semplice e armonica all’interno: il pavimento originale del XII secolo ne rappresenta l’unico elemento decorativo. Oggi è sede dell’Ordine Equestre dei Cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

La Chiesa di Santa Maria del Gesù, risalente al XV secolo, è situata all’interno di un cimitero, sul monte Grifone. Bello il portale marmoreo, da rilevare gli affreschi e i sarcofagi al suo interno. Affiancata ad essa, la Cappella La Grua- Talamanca, in stile gotico del ‘400.

La Chiesa di Santo Spirito o dei Vespri si trova all’interno del cimitero di Sant’Orsola. Eretta per volontà dell’Arcivescovo Gualtiero Offamilio nel 1178, rimane simbolo di orgoglio dei Palermitani: qui, nel 1282 la popolazione insorse contro gli Angioini, dando di fatto corpo ai Vespri Siciliani. La sua struttura a tre navate e la semplicità delle pareti rendono l’edificio assai imponente agli occhi del visitatore.

La Chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi venne adibita ad ospedale solo qualche anno dopo dal completamento dei lavori. Commissionata da Ruggero I nel 1071, la sua costruzione si protrasse per quasi un secolo. Probabilmente realizzata da maestranze arabe, si erige al centro di un palmizio. La sua struttura è a tre navate.

La Chiesa di Santa Teresa, costruita alla fine del Seicento nel quartiere della Kalsa, è una degli esempi più limpidi del barocco palermitano. La struttura a navata unica è ampia e luminosa. L’altare centrale e un portale laterale sono originari di una chiesa demolita.


La Zisa


La Zisa è un originale struttura normanna (XII secolo) costruita per volontà di Guglielmo I che la volle quale abitazione estiva. Posta al centro dell’omonima piazza, deve il suo nome all’arabo aziz, splendido.

La struttura a pianta quadrangolare, le linee rette e la solennità che trasmette l’edificio sono proprie dello stile normanno.  Al suo interno la Sala della fontana conserva ancora delle belle decorazioni ad alveare (muqarnas) oltre a mosaici ritraenti scene di caccia.

Il piano superiore era riservato agli Appartamenti dei sovrani. In passato l’area era circondata da un grande parco verde solcato da un piccolo corso d’acqua (Parco Genoardo),  mentre di recente sono stati portati alla luce dei resti di un antico centro termale. Oggi è possibile vedere utensili e manufatti di derivazione islamica, esposti all’interno della costruzione.


La Cuba


La Cuba era posta come La Zisa all’interno del Parco Reale di Genoardo. E’ anch’esso un alto edificio a pianta rettangolare, ma che ha subito gravi danni nel corso dei secoli e massicciamente restaurato nei primi anni del Novecento.

La sua originaria funzione era di allietare le famiglie reali che trovavano dimora per sfuggire all’arsura della città. La cubola, invece, è una costruzione minore con una cupola di colore rosso, tipicamente araba, al suo apice.

Cosa vedere a Palermo: Il centro storico

L’Albergheria

L’Albergheria è il quartiere che si estende tra Corso Re Ruggero e Via Maqueda, delimitato a nord da Via Vittorio Emanuele. Probabilmente fu una delle zone di Palermo abitata per prima, grazie all’opera dei Fenici,  che si insediarono qui a partire dall’VIII secolo a.C.  La zona fu in seguito fortificata e divenne  parte della città più ambita dai dominatori che si susseguirono nei secolo per il governo di Palermo.

Lungo le arterie principali si trovano sontuosi palazzi che convivono con le piccole viuzze del centro del quartiere. Famosissimo il mercato di Ballarò, dove ogni giorno è possibile acquistare qualsiasi tipo di genere alimentare, dove il pesce appena pescato (se non addirittura ancora vivo) è il prodotto più ricercato dai frequentatori del mercato.

Nella parte sud-occidentale del quartiere si trova la famosa chiesa di San Giovanni degli Eremiti; a nord invece la Cattedrale. Anche il Palazzo dei Normanni, oggi sede dell’Assemblea Regionale Siciliana, si trova all’interno del quartiereDa evidenziare la presenza di numerosi palazzi nobiliari, tra i quali il Palazzo Sclafani, il più grande di Palermo, eretto nel 1330 (secondo la leggenda in un anno soltanto). Infine, merita citazione la panoramica Torretta di San Nicolò, in passato costruita come avamposto di guardia ma poi annessa alla omonima chiesa.

La Kalsa

La Kalsa  (il cui nome deriva dall’arabo al-halisah, l’eletta) è il quartiere compreso tra Via Roma e il Foro Italico, chiuso da Via Lincoln a sud. La sua costruzione,  venne intrapresa intorno al X secolo per edificare una cittadella fortificata da parte degli Arabi: dotata di quattro porte e a forma quadrata, era residenza dell’emiro in una parte della città vicina al mare ma all’epoca ancora poco urbanizzata.

Oggi il suo tessuto urbano riflette le modifiche apportare nel XIV-XV secolo, oltre ai danni patiti nel secondo conflitto mondiale. Il quartiere ospita la Galleria Regionale di Siciliala quale contiene rilevanti opere scultorie, pitture e ritrovamenti archeologici di diverse epoche.

La Chiesa di Santa Maria  degli Angeli, a navata singola e con opere barocche all’interno e la Chiesa di Santa Teresa, oltre alla Chiesa della Magione e di San Francesco d’Assisi, sono tra gli edifici di maggiore interesse all’interno della Kalsa.

In prossimità della Kalsa, nel versante sud, passando per Porta dei Greci, l’Orto Botanico e la bella Villa Giulia. A nord del quartiere invece, all’interno di Piazza Marina, si trova il Giardino tropicale Garibaldi. Nelle vicinanze si trova il Palazzo Chiaramonte, il secondo palazzo per grandezza di Palermo. Divenuto sede del Rettorato dell’Università, è raramente aperto al pubblico.

Il Capo

Il Capo è uno dei quartieri più antichi di Palermo. Si apre subito dopo la Cattedrale in una serie di fitte viuzze e case vicinissime l’una con l’altra, agglomerato urbano di classico stampo arabo.

In epoca medievale era prevalentemente abitato da mercanti e mercenari musulmani, tanto da essere denominato “Il quartiere degli Schiavioni”. Porta Carini, un tempo ingresso della città medievale, apre su Via Porta Carini, dove è solito trovare un ampio mercato che ha il suo fulcro centrale in Piazza del Capo, ma che si estende fino ad arrivare su Via Maqueda.

Merita l’attenzione del turista in questa zona la Chiesa duecentesca di Sant’Agostino, costruita per volontà di due famiglie nobiliari dell’epoca, i Chiaramonte e gli Sclafani.  Via Sant’Agostino, che ha origine da Piazza del Capo, in passato era l’arteria centrale del vecchio quartiere islamico di Seralcadi.  La Chiesa dell’Immacolata Concezione, non può passare inosservataracchiude al suo interno bellissimi stucchi, marmi e affreschi di rara fattura.

L’Arte a Palermo: I Musei

Il Museo Archeologico Regionale

Il Museo Archeologico Regionale A. Salinas contiene una delle raccolte archeologiche più importanti d’Italia. Danneggiato seriamente durante il secondo conflitto mondiale, sorge oggi in Via Bara all’Olivella.

I numerosi reperti esposti documentano le varie epoche in cui le popolazioni si sono insediate nella zona, dall’età della pietra fino a ritrovamenti romani. Nel primo piano i reperti sono dislocati nel piccolo e nel grande chiostro e nelle sale attigue. I ritrovamenti provengono soprattutto dagli scavi di Tindari, Imera e Agrigento, mentre il grande salone contiene importanti resti riportati alla luce a Selinunte.

Il primo piano invece è organizzato in Gallerie: sono presenti diversi tipologie di reperti ritrovati prevalentemente nella zona occidentale della Sicilia. Meritano però citazione due diverse sculture in bronzo: Ercole che abbatte un cervo el’Ariete. Il terzo piano infine contiene una numerosa e ben assortita collezione di utensili risalenti all’antichità, oltre a mosaici, affreschi e reperti in terracotta.

La Galleria Regionale

La Galleria Regionale di Sicilia, è ospitata all’interno del Palazzo Abatellis, in Via Alloro, nel cuore del quartiere della Kalsa. La bellezza dei reperti esposti la pone tra le prime in Italia, per importanza e quantità delle esposizioni.

Tra i dipinti più belli, spicca la celebre Annunziata di Antonello da Messina. Famosissimo il Trionfo della Morte, opera del ‘400 di autori ignoti. Tra le sculture invece, il busto di Eleonora d’Aragona rappresenta una delle opere rinascimentale più significative presenti alla Galleria.

Il Museo Etnografico Pitrè

Il Museo Etnografico Pitrè rappresenta uno degli esempi più interessanti nel suo genere a livello europeo.

La sua fondazione si deve proprio a Giuseppe Pitrè nel 1909: studioso di aspetti folkloristici ed etimologia, decise di dar vita al museo nei locali presso la Palazzina Cinese, dove ancora oggi il Museo è situato. La curiosità che ne scaturisce agli occhi del visitatore sarà certa: gli utensili presenti sono caratteristici della tradizione siciliana, assai legata a superstizioni e dicerie. Diversi sono infatti gli oggetti per scacciare il malocchio o la jella, ma non mancano anche originali oggetti di uso quotidiano.

Copiosa è la sezione dedicata all’artigianato. Di particolare interesse inoltre, l’area destinata al vestiario locale: sono esposti abiti, tele e biancherie di notevole fattura. Infine non potevano mancare simboli siciliani tipici divenuti nel tempo icone della sicilianità anche all’estero: il carretto siciliano e il Teatro dei Pupi.

Gli Spettacoli a Palermo: I Teatri

Il Teatro Politeama Garibaldi è il più celebre di Palermo. Situato nella centralissima Piazza Ruggero Settimo, fu realizzato nella seconda parte dell’Ottocento in stile neoclassico. La sua struttura circolare è dominata dall’ingresso da un grande portale ad arco. Sopra di esso la famosa scultura in bronzo raffigurante una quadriga con cavalli rampanti. All’ultimo piano viene oggi ospitata la Civica Galleria d’arte moderna Empedocle Restivo.

Il Teatro Massimo, con i suoi 7730 metri quadrati di superficie, è tra i più grandi d’Europa e il più grande teatro lirico d’Italia.

Edificato in Piazza Giuseppe Verdi alla fine dell’Ottocento secolo si presenta maestoso in stile neoclassico. Un’ampia scalinata, adornata da pregevoli sculture, conduce all’ingresso. Di forte impatto visivo la cupola che sormonta l’intera struttura. Al suo interno, i quasi 1.400 posti a sedere sono dislocati in 5 diversi ordini di posto, oltre a un loggione principale. L’ultimo restauro risale a qualche decina di anni fa.

Solo a … Palermo

La Vucciria deve probabilmente il suo nome al francese boucherie (macelleria). L’area in cui si estende il famigerato mercato è compresa tra il Corso Vittorio Emanuele a nord, e Via Roma ad est: le voci dei venditori, le luci e gli odori trasmettono la sicilianità nell’suo aspetto più genuino. Tra le bancarelle si può trovare di tutto: dagli ortaggi all’abbigliamento, da utensili per la casa a giochi per bambini. Immancabile il pesce, fresco e ancora sanguinante,  che viene portato e accuratamente sistemato sui banconi già dalle prime ore dell’alba.


Pane e panelle è un tipico spuntino palermitano, servito direttamente sulla strada dai numerosi venditori ambulanti. Le panelle non sono altro che un impasto di farina di ceci, fritto e subito mangiato fra due fette di pane. Da provare.


Il Monte Pellegrino è un’icona della città: alto più di 600 metri è situato tra Mondello e il capoluogo. E’ Riserva Naturale dal 1996. Proseguendo verso la sua vetta si ammira un ampio e meraviglioso panorama sull’intero golfo di Palermo.

A circa 400 m di altezza si giunge al Santuario di Santa Rosalia, luogo di pellegrinaggio per i palermitani devoti. La costruzione della chiesa e del convento venne portata a termine nel 1625: tradizione vuole che la Santa apparve per indicare dove il suo corpo era seppellito, e grazie al quale, le epidemie che in quegli anni decimarono la popolazione di Palermo avrebbero cessato di mietere vittime.

Da quegli anni la Santa è venerata e omaggiata sempre con la stessa intatta devozione. La statua di Santa Rosalia è oggi avvolta in un mantello d’oro donato da Carlo III di Borbone. L’acqua che scende dalle pareti della grotta è considerata miracolosa dai fedeli.

La storia di Palermo

L’Età Antica


Le testimonianze dei graffiti dipinti sulle rocce del Monte Pellegrino fanno risalire i primi insediamenti umani addirittura dal Paleolitico.

Palermo diviene fulcro del commercio marittimo nel Mediterraneo già dall’VIII secolo a.C. quando sono i Fenici a insediarsi nella zona del golfo. Dopo aver passato un periodo di secondaria importanza per le sorti dell’isola, durante il periodo romano e bizantino Palermo  ritrova splendore sotto la dominazione araba, divenendo il porto più grande dell’intero bacino del Mediterraneo.

E’ proprio durante questo periodo che l’allora Balarm assume la fisionomia urbana che la contraddistingue ancora oggi. Città ricca e cosmopolita, ospita gente di provenienza diversa che si integra e collabora nella popolosa roccaforte araba.

Nel 1072 Balarm viene conquistata dai Normanni e per Palermo inizia il suo periodo d’oro: la città venne eletta capitale dei domini Normanni dell’Italia meridionale, ricoprendo un ruolo di assoluto prestigio all’interno del Mediterraneo. Non a caso, la maggior parte delle bellezze architettoniche oggi visibili fanno riferimento proprio a questo periodo.


L’Età Moderna


Il periodo di splendore tuttavia, fu destinato a terminare già con l’avvento degli Angioini, sotto i quali avvenne la famosa rivolta dei Vespri siciliani nel 1282.

I secoli successivi si contraddistinsero dal periodo Aragonese e il lungo governo dei Viceré. Nel XVIII secolo, con i Borboni al potere, inizia la costruzione di opere architettoniche volte a fini sociali e culturali (cimitero, albergo dei poveri) oltre ad un’organizzazione urbana più efficace della città.

Tuttavia, la popolazione non nutrì troppe simpatie nei confronti dei sovrani francesi, insorgendo nel 1812 e nel 1848: neanche l’abolizione di impopolari tasse riuscì a placare l’ira dei palermitani.

Dopo il secondo dopoguerra Palermo conobbe una sregolata crescita urbana e demografica, che l’hanno portata ad assumere la sua attuale fisionomia. Oggi, l’antica Panormus si presenta come uno scrigno pieno di tesori antichi nel cuore del Mediterraneo.

Palermo di sera

La vita notturna di Palermo non ha nulla da invidiare alle altre città del Mediterraneo. Di inverno, la frizzante movida palermitana viene ulteriormente infoltita dai numerosi studenti universitari che si trasferiscono nel capoluogo per motivi di studio. I locali sono per tutti i gusti: dai pub più tranquilli e discreti, a locali  dove vengono organizzati serate con musica dal vivo e feste a tema.

Via Calendai, vicino ai Quattro Canti, è il ritrovo usuale dei ragazzi per bere qualcosa e fare nuove conoscenze. Per gli amanti della discoteca invece, l’offerta è altrettanto varia: non è difficile trovare locali che organizzano serate  in cui potersi scatenare in pista, praticamente ogni giorno della settimana, sia in città sia in qualche località nelle vicinanze.

Nel periodo estivo invece, il divertimento di sposta in riva al mare, da Mondello a Isola delle Femmine, dove i party in spiaggia durano sino all’alba, tra musica, drink e tanta spensieratezza.


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Cosa vedere ad Enna

Dove si trova Piazza Armerina

Cosa vedere a Enna


Millenaria cittadina al centro della Sicilia, Enna conserva ancora le tracce del suo importante passato. Celebre per essere il capoluogo più alto d’Italia con i suoi 970 metri d’altitudine, per chi sceglie di avventurarsi nell’entroterra siculo Enna rappresenta una delle mete principali del viaggio. Il suo nucleo urbano si presenta diviso in due agglomerati differenti: la parte storica, sulla vetta del promontorio, centro inespugnabile in passato; e la parte bassa di recente costruzione.

Dalla città si ammirano ampi e stupendi panorami su tutta la Sicilia, che da soli ripagheranno la fatica per la salita in vetta.

Il nostro consiglio è di trascorrere due notti ad Enna, così da poter vivere la città ed essere vicini a numerosi luoghi d’interesse:

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Il Castello Lombardia


Il Castello Lombardia è il monumento di maggiore interesse storico di Enna e tra i castelli più importanti dell’intera Sicilia.

Edificato dai Normanni nel XIII secolo nella parte orientale della città, raggiungibile percorrendo Via Roma verso est, deve il suo nome alle forze di cavalleria lombarda che lo presidiarono durante il periodo normanno. Protetto da più lati da ripide scarpate, il Castello si presenta in tutta la sua imponente struttura: circa 27 kilometri quadrati di superficie inclusi tra le mura fortificate e 6 delle originarie 20 torri ancora ben conservate. La torre maggiore è la Pisana, protetta  in epoca normanna da fanteria proveniente dalla città toscana, dalla quale si gode il più bel punto di osservazione della città.

All’interno della cinta muraria, sono tre i principali cortili del Castello: il primo èPiazza degli armamenti (anche detta di San Nicola),il quale  in estate è solito ospitare manifestazioni culturali; il secondo è detto delle Vettovaglie (o della Maddalena), proprio perché qui vi era l’ingresso per i rifornimenti provenienti dalla città; infine, Piazzale San Martino (o dei Condottieri) centro della fortezza,  è il più fortificato tra i tre cortili e la parte meglio conservata di tutta l’intera struttura.


Il Duomo di Enna


Il Duomo di Enna fu fatto edificare per volontà della Regina Eleonora, moglie diFederico II d’Aragona, nel 1307.

La struttura che si presenta oggi è assai diversa dalla costruzione originaria: gravemente danneggiato da un incendio nel 1446, la ricostruzione fu particolarmente dispendiosa e prolungata per parecchi anni. La facciata si mostra perentoria su Piazza Mazzini, con la sua alta torre campanaria.

Di particolare bellezza il portale marmoreo di Porta Sottana, ritraente in basso rilievo la scena di San Martino che dona il mantello. Al suo interno un piccolo tesoro: la struttura è a croce latina a tre navate, divise da colonne che formano i classici archi gotici.

Stupendi i dipinti, su tela e su tavola, ma soprattutto l’affresco de La Madonna del Melograno del XV secolo. Molte le opere marmoree: le Statue dell’Annunciazione, attigue alla porta centrale; i marmi policromi del pulpito e della cappella della visitazione; le acquasantiere e soprattutto la colonna attribuita al Gagini, splendidamente decorata da foglie, angioletti e animali.

Di particolare bellezza il ricco feretro, che porta in processione il busto della Madonna della Visitazione a cui è dedicata il Duomo.


La Torre di Federico II


La Torre di Federico II è un’altra costruzione difensiva dell’epoca medievale. Costruita in periodo normanno sarebbe stata ristrutturata sotto gli Aragonesi.

Presenta una base ottagonale e ha un altezza di 24 metri. Probabilmente venne utilizzata in passato non solo come baluardo difensivo, ma anche per effettuare studi astronomici e fisici. La sua panoramica posizione infatti, è un altro punto di vista privilegiato del territorio ennese, da cui studiosi dell’epoca avevano la possibilità di osservare una grande porzione della Sicilia.

I Musei di Enna

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Il Museo Archeologico Regionale di Enna


Il Museo Archeologico Regionale di Enna è situato presso Palazzo Varisano, in Piazza Martini:  istituito nel 1985, è possibile osservare al suo interno interessanti reperti provenienti da tutto il territorio circostante, ripercorrendo così le fasi dello sviluppo dell’ennese, dalla sua genesi fino all’età moderna. Sono ben 1556 i reperti conservati all’interno del museo, e suddivisi in dieci stanze a seconda della loro datazione.

Il palazzo in cui è ospitato il Museo  fu reso celebre da Garibaldi, nel quale pronunciò il famoso grido di battaglia: O Roma o la Morte!


Il Museo Alessi


Il Museo Alessi, proprio alle spalle del Duomo, deve il suo nome al fondatore Giuseppe Alessi che intraprese collezioni di diverso genere durante il XIX secolo.

Oggi sono ben custoditi dipinti secolari, icone bizantine, una collezione di monete di oltre duemila pezzi  e il cosiddetto tesoro del Duomo, ricco di pezzi in argento e una Corona della Madonna, abbellita da gemme preziose.


Il Museo Multimediale Music Art 3M


Il Museo Multimediale Music Art 3M, in Via Roma, raccoglie in una mostra virtuale permanente, oltre 600 opere di artisti siciliani o autori che hanno comunque sviluppato un particolare legame con la nostra isola.

Tutto ciò è accompagnato da colonne sonore appositamente realizzate. Sono inoltre presenti fotografie d’epoca e costumi, oltre alla riproduzione di una solfatara.

La storia di Enna

Le origini di Enna sono antichissime: la sua costruzione si fa risalire ai Sicani, che trovarono riparo dai belligeranti Siculi, ma non si esclude che il promontorio avesse precedenti insediamenti. Instaurò buoni rapporti con le popolazioni della costa meridionale della Sicilia, mantenendo comunque una propria autonomia. Alleata di Siracusa contro Cartagine, cadde in mano punica nel III secolo a.C. e successivamente liberata dai Romani. Balzò alle cronache per la ribellione capeggiata dallo schiavo Euno contro l’esercito di Roma: la città, insorta contro l’Impero, venne posta sotto assedio e quando la resistenza cadde la sua popolazione venne trucidata dai legionari romani.

Conquistata dagli Arabi nell’859, Enna continuò a mantenere il ruolo nevralgico per le sorti della Sicilia. Gli Arabi tradussero il vecchio nome  latino di Castrum Hennae (campo fortificato di Enna) in Qasr Yannah, il quale venne successivamente tradotto in Castrogiovanni, nome che la città mantenne fino al 1927.

Il periodo normanno ha lasciato le maggiori testimonianze dell’importanza di Enna nel medioevo: il Castello Lombardia e la Torre di Federico II facevano parte di un complesso difensivo fatto edificare per volontà del sovrani normanni. Durante la dominazione Aragonese, Enna fu sede del Parlamento siciliano, testimonianza della considerazione che i monarchi nutrivano nei confronti della città e della sua posizione strategica al centro della Sicilia.

Durante le guerre d’indipendenza, la città si distinse sempre per i forti valori patriottici: fu infatti tra le prime città della Sicilia ad insorgere contro i Borboni nel 1860.  Oggi Enna è una  interessante cittadina, che ha compiuto notevoli passi in avanti rispetto al passato anche grazie alla costituzione dell’Università Kore, fattore proficuo per tutto l’indotto circostante.

Enna di sera

Pernottare ad Enna potrebbe essere una buona idea per visitare diversi luoghi dell’entroterra siciliano: la sua posizione centrale infatti, rende facilmente raggiungibili molte delle altre località siciliane.

In città non mancano di certo ristoranti e pub dove cenare o bere qualcosa: le serate sono animate dagli studenti universitari che durante la settimana frequentano i locali della città per trascorrere le serate tra una birra fresca e quattro chiacchiere in compagnia.


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Cosa vedere a Catania

Dove si trova Catania

La città di Catania: ecco cosa vedere


All’ombra dell’Etna, sulle rive orientali di Sicilia sorge Catania, una delle città più eclettiche e piene di vita dell’intero Mediterraneo. Il mare e la lava, l’eredità del suo barocco, i numerosi eventi culturali e la sua movida notturna la rendono una tappa fondamentale per conoscere nel profondo il significato di Sicilia.

E’un ottima idea soggiornare qualche giorno a Catania, così da poter godere, tra il mare e il vulcano, di tutte le bellezze che questi luoghi offrono.

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Le vicissitudini storiche che hanno interessato la città etnea permettono oggi di ammirare bellezze architettoniche di diversi periodi e di differenti civiltà, proiettando il turista in un affascinante percorso storico di oltre 700 anni proprio ai piedi dell’Etna.

La Storia di Catania



La data di fondazione di Catania si fa risalire al 729 a.C. per opera di coloni greci, i Calcidesi, che la edificarono con l’antico nome di Katane…

L’Anfiteatro Romano



L’Anfiteatro Romano occupa parte della centralissima Piazza Stesicoro, edificato in epoca romana intorno al II secolo.

Il Castello Ursino



Il Castello Ursino rappresenta l’edificio più imponente di Catania, costruito per volontà di Federico II.

Il Duomo e Piazza Duomo



Piazza Duomo è il punto di convergenza delle maggiori arterie viarie della città,  cuore pulsante di Catania.

Il Monastero dei Benedettini



Il Monastero dei Benedettini è un maestoso edificio, secondo per grandezza in Europa soltanto a quello portoghese di Mafra. 

Piazza Univeristà e la Collegiata



Piazza Università si trova a pochi metri da Piazza Duomo. Venendo da questa, sulla destra si può ammirare il Palazzo dell’Università…

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Palazzo Biscari e Via Crociferi



Palazzo Biscari si affaccia sulla zona portuale di Catania, la Via Dusmet. La sua costruzione venne iniziata sulle vecchie mura cinquecentesche…

La Fontana o linzolu de l’Amenano



La Fontana dell’Amenano, situata in Piazza Duomo, venne realizzata nel 1867 per celebrare l’imbrigliamento dell’omonimo fiume …

Le antiche Porte di Catania



La porta di Carlo V insieme alle mura cinquecentesche sono le testimonianze più evidenti di questo periodo…

Teatro Massimo Bellini



Il Teatro Massimo Bellini si impone poderoso sull’omonima piazza, alle spalle di via Vittorio Emanuele…

I Musei storici di Catania



 Museo Comunale di Catania, viene ospitato dal 1934 all’interno del Castello Ursino…

Cosa fare…Solo a Catania



A fera o luni, è in gergo popolare il mercato rionale dove è possibile acquistare di tutto a prezzi stracciati. ..

Catania di Sera



Catania è una città che difficilmente va a dormire: praticamente tutti i giorni della settimana…

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Cosa vedere a Caltanissetta

Dove si trova Caltanissetta

Cosa vedere a Caltanissetta


Caltanissetta è una città moderna ed intrigante, oltre ad essere il comune dell’entroterra più grande per numero di abitanti.

Situata sopra dei sinuosi rilievi collinari a quota 568 metri, ha nel suo centro storico la parte di maggiore interesse dove insieme ai maggiori edifici religiosi si trovano imponenti palazzi aristocratici, segno tangibile dell’importanza che Caltanissetta ricoprì in passato.

Il suo nome deriva dall’arabo “Qal-atnisa”, che significherebbe il Castello delle donne. Tale maniero dovrebbe essere l’odierno Castello di Pietrarossa, collocato su di un altura fuori dal centro abitato. Di notevole interesse folkloristico è il periodo pasquale, durante il quale vengono portati in processione carri di cartapesta in cui sono raffigurati le immagini del martirio di Cristo e della Resurrezione.

Soggiornare a Caltanissetta può essere un’ottima soluzione per chi è in cerca di una sistemazione low cost alla scoperta della Sicilia centrale.

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La Cattedrale di Caltanissetta


La Cattedrale di Caltanissetta è situata nella centralissima Piazza Garibaldi, recentemente restaurata. L’edificio, dedicato a Santa Maria (comunemente dettola Nova) e a San Michele venne realizzato tra il 1570 e il 1622. La struttura è a croce latina e divisa in tre navate finemente abbellite con stucchi restaurati nel 2002. Al suo interno non mancano pregevoli statue, come l’Immacolata in legno realizzata nel 1760 e altre statue marmoree nei pressi delle cappelle.


La Chiesa di San Sebastiano


La Chiesa di San Sebastiano, proprio di fronte alla Cattedrale, arricchisce ulteriormente Piazza Garibaldi. Tradizione vuole che la chiesa venne eretta nel XVI secolo per voto a San Sebastiano, grazie al quale venne scacciata la peste da Caltanissetta. Oggi si presenta elegante all’esterno e graziosa all’interno, con numerose statue lignee che meritano l’attenzione del visitatore.


Palazzo Moncada


Palazzo Moncada fu costruito per ospitare la famiglia che più di altre ebbe peso per le sorti di Caltanissetta. Il progetto originario tuttavia, doveva prevedere un complesso assai più ampio. La sua realizzazione venne intrapresa nel 1651: situato sul Largo Barile l’edificio si presenta in classico stile barocco, con diversi spunti rinascimentali. Dopo il restauro di qualche anno fa, il Palazzo ha riacquisito il vecchio splendore di un tempo.


Corso Umberto I





Corso Umberto I è l’arteria più importante di Caltanissetta: lungo il Corso è possibile ammirare bei palazzi aristocratici, tra i quali Palazzo Giordano e Palazzo Bordonaro, oltre alla barocca Chiesa di Sant’Agata, dove al suo interno sono di particolare bellezza i dipinti su tela e gli intarsi marmorei.


La Badia di Santo Spirito


La Badia di Santo Spirito è situata a circa 3 km da Caltanissetta. Costruzione romanica consacrata nel 1153 dal conte Ruggero e dalla moglie Adelasia, la Chiesa è finemente abbellita al suo interno da affreschi del Quattrocento, fra gli altri La Pietà e Il cristo benedicente. Da ricordare inoltre la vasca battesimale ad immersione. Prima dell’utilizzo quale dimora religiosa, l’edificio era stato progettato per scopi prettamente bellici, come le feritoie e la posizione panoramica fanno presagire.


Il Castello di Pietrarossa di Caltanissetta


Il Castello di Pietrarossa è una delle costruzioni militari più curiose ma allo stesso tempo più interessanti che potrete osservare in Sicilia. Seppur non si hanno notizie sulle data della sua edificazione, il Castello era già presente alla fine del XI secolo: posto su di una rocca insormontabile, il Castello spicca per il color rosso delle sue mura, in bel contrasto con il candore della roccia, dominante sulla vallata sottostante.

Oggi del Castello di Pietrarossa sono ancora visibili i resti di due delle tre torre che componevano il sistema di avvistamento e parte delle cinta muraria in cui sono ancora presenti le feritoie.

Il Castello è divenuto celebre per essere stato il luogo in cui i nobili siciliani convenirono alla proclamazione di Federico d’Aragona quale Re di Sicilia, avvenuta in grande stile presso la Cattedrale di Palermo nel 1295.

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Per maggiori informazioni puoi visitare il sito del Comune di Caltanissetta

I musei di Caltanissetta

Il Museo Archeologico di Caltanissetta, a circa 3 km dal centro, ha sede dal 2004 in Via Santo Spirito. Museo Civico fino al 1993 custodisce al suo interno reperti provenienti dai siti di Caltanissetta (Pietrarossa, San Giuliano, Palmintelli) e dalle zone vicine, come Mazzarino e Contrada Sabucina.

L’esposizione è divisa in 5 differenti settori, nei quali sono esposti ritrovamenti archeologici che vanno dall’età del rame (III millenio a.C.) fino al VI d.C. Sono presenti prevalentemente oggetti ornamentali realizzati in ceramica e metallo, oltre a contenitori finemente decorati e diverse statuette di alcune divinità dell’epoca.

Il Museo Mineralogico e Paleontologico della Zolfatara di Caltanissetta rappresenta un esempio unico in tutta la Sicilia. Ospitato presso l’Istituto Tecnico Industriale, presenta una ricca esposizione di pietre minerarie, soprattutto pietre di zolfo che in passato rappresentavano una delle maggiori fonti di esportazione per l’economia siciliana.

L’arduo lavoro per la ricerca dello zolfo sarà facilmente comprensibile grazie alla ricostruzione di una miniera dell’epoca.

Festeggiare la Pasqua a Caltanissetta

Le celebrazioni pasquali che prendono parte a Caltanissetta racchiudono l’animo folkoristico siciliano per eccellenza, riscuotendo l’interesse di molti turisti e visitatori.

La Real Maestranza apre le festività il Mercoledì santo: in rappresentanza degli ordini cittadini, le dieci corporazioni che la costituiscono si recano in Cattendrale per ricevere il perdono dei peccati, condotte dal proprio capitano.  Espiati i peccati, quest’ultimo toglie i vestiti neri per indossare indumenti bianchi, simbolo di purezza.

Inizia così la processione, che si protrae fino al pomeriggio con la presenza delle varicedde.

L’origine delle Real Maestranze risale ai primi anni dell’Ottocento, quando, in visita a Caltanissetta, il Re Borbone Ferdinando IV rimase impressionato dell’ordine e della disciplina delle maestranza. E’ da allora che la maestranza della città venne definita “Reale”.

La sera del giovedì inizia la parte più toccante dei festeggiamenti, con la processione dei Misteri, grandi carri di cartapesta raffiguranti le fasi del martirio di Cristo, condotti per le vie della città dai 13 ordini della Real Maestranza.

Il venerdì invece la città si stringe per celebrare il Cristo nero, il simulacro più antico della città, storico protettore della città e ancora oggi simbolo della fede intatta che Caltanissetta preserva. Il baldacchino dorato viene portato in processione dai fogliamari, che nell’antichità dovevano essere venditori di erbe medicinali. Rigorosamente scalzi, conducono il Cristo per la città, intonando le “ladate” stuggenti lamenti in siciliano e latino.

Caltanissetta, presente in tutte le sue forme associative, si abbraccia intorno alla fede del Cristo, in un’atmosfera di fede e folklore che conserva l’essenza della sicilianità.

La storia di Caltanissetta

Reperti archeologici fanno risalire la presenza di popolazioni già nell’antichità anche se di tale periodo non si hanno molte notizie. La città venne conquistata dai Normanni dopo il lungo assedio del Castello di Pietrarossa, nel 1086 dal Conte Ruggero. Divenne in seguito motivo di contesa tra le maggiori casate di Sicilia: tra i Chiaramonte e i Ventimiglia, ebbero la meglio i Moncada, che la possedettero dal 1406 fino al 1812. Dopo l’unità d’Italia, la città di Caltanissetta trovò nuovo vigore grazie allo sfruttamento dell’industria mineraria e al rinnovamento urbanistico del centro abitato.

Caltanissetta di sera

Le serate scorrono tranquille a Caltanissetta, con un po’ di passeggio che si concentra lungo le vie principali del centro storico. In città non mancano pizzerie e ristoranti che servono a prezzi modici ottime portate della cucina locale.

Per i più giovani, in città e nelle zone limitrofe non mancano pub, locali e discoteche dove passare una notte insonne nel cuore della Sicilia.




La Valle dei Templi e Cosa Vedere ad Agrigento

Agrigento

Cosa vedere ad Agrigento e alla Valle dei Templi


Agrigento è storia, mito, cultura. L’antica Akragas conserva nella sua Valle dei Templi i resti archeologici di epoca greca più numerosi e conosciuti di Sicilia: il vasto Parco Archeologico, emblema dei fasti vissuti dalla città nel periodo antico, si estende per circa 1300 ettari tra templi, abitazioni e luoghi sacri. Patrimonio dell’Unesco dal 1997, Agrigento è tra le mete più ricercate e famose di Sicilia.

La città di Agrigento merita senz’altro attenzione per il suo centro storico medievale, in cui eleganti strade si intrecciano tra gli antichi palazzi nobiliari, luogo ideale per una passeggiata durante un fresco pomeriggio di primavera.

Agrigento merita un soggiorno di almeno 4 notti, così da poter visitare la città e la Valle dei Templi in tutto il suo splendore (durante il periodo estivo rimane aperta anche per visite notturne) la costa agrigentina e le bellezze naturali di tutta la provincia, in cui la Scala dei Turchi rimane la più famosa attrazione paesaggistica.

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La Valle dei Templi di Agrigento


La Valle dei Templi di Agrigento rappresenta uno degli itinerari più suggestivi che si possono compiere in Sicilia. Patrimonio dell’Unesco dal 1997, copre un area di circa 1300 ettari a sud della città antica: le costruzioni ancora oggi presenti risalgono per la maggior parte al V secolo a.C., periodo durante il quale Agrigento raggiunse il suo massimo splendore. I Templi più importanti sono stati realizzati in stile dorico, costruiti perlopiù con tufo arenario di colore giallo.

La Valle dei Templi oggi viene arricchita inoltre da diverse mostre di artisti contemporanei. Ha riscosso ultimamente un grande successo l’esposizione lungo la Via Sacra delle opere scultoree del maestro polacco Igor Mitoraj, da poco scomparso.

La Via dei Templi tocca le costruzioni sacre più rilevanti: il Tempio di Ercole, della Concordia, di Giunone Lacinia.


Tempio di Ercole


Il Tempio di Ercole si presenta  con otto colonne, di cui la metà con il capitello, rimesse in piedi nel 1924. Forse rappresenta l’edificio più antico di tutta la Valle dei Templi: alcuni caratteri antichi, lo farebbero risalire al VI a.C.


Tempio della Concordia


Il Tempio della Concordia è tra le opere del suo genere meglio conservate di tutta la Valle dei Templi di Agrigento. Tuttavia non è chiaro a quale divinità fosse dedicato. Costruzione del V secolo a.C., la sua quasi intatta conservazione è dovuta al suo utilizzo, quale posto di culto cristiano dalla fine del VI secolo d.C. Subì infatti notevoli trasformazioni: convertito in una basilica a tre navate, venne restituito alle sue forme primitive soltanto nel 1748.


Tempio di Giunone Lacinia


Il Tempio di Giunone Lacinia, di dimensioni simili a quello della Concordia e tra i più suggestivi dell’intera Valle dei Templi, si presenta oggi con 25 colonne erette e nove mozzate. Subì gravi danni da un incendio del 406, ma venne prontamente restaurato dai Romani. Le alterazioni più ingenti tuttavia, furono subite a causa di un forte terremoto che interessò tutta l’area agrigentina, durante il periodo medievale.


Tempio di Giove Olimpico


Il Tempio di Giove Olimpico era stato progettato per essere una costruzione colossale: fu iniziato probabilmente dopo la vittoria di Imera sui Cartagenesi, ma non è certo che venne portato a compimento. La grandiosità della struttura è ancora oggi desumibile dalla quantità di macerie, rimaste ancora ammassate all’interno della Valle dei Templi.

Un particolare interessante di questo tempio sono i Telamoni, figure umane che oltre alla funzione decorativa sarebbero dovute servire anche per motivi di supporto strutturale.


Tempio dei Dioscuri


Del Tempio dei Dioscuri, ricostruito nella prima metà dell’Ottocento con materiale differente dall’originario utilizzato per dar vita all’intera Valle dei Templi, restano oggi soltanto quattro colonne e parte della trabeazione. Castore e Polluce, divinità  protettori della musica, danza e poesia a cui venne dedicato il tempio, erano figli di Zeus e Leda. In vicinanza, resti di altre costruzioni sacre minori, probabilmente destinate alla venerazione di divinità locali.


Tomba di Terone


La Tomba di Terone, venne erroneamente riferita al tiranno che sconfisse i Cartaginesi nel 480 a.C. Risalente probabilmente al periodo romano, il monumento funerario doveva essere dedicato ai caduti della seconda guerra punica. Opera di grande valore e tra le più affascinanti di tutto il Parco Archeologico della Valle dei Templi grazie anche all’ottimo stato di conservazione.

Ulteriori Informazioni

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Se desideri avere ulteriori informazioni puoi visitare il sito dell’ente gestore del Parco Archeologico

Orari e prezzi

Orario di apertura dell’ingresso alla Valle dei templi: Tutti i giorni ore 9:00-19:00

Biglietto d’ingresso: € 10,00 a persona (adulto)
Ridotto: € 5,00 (meno di 25 anni)

Costo Biglietto cumulativo (Valle e Museo Archeologico) € 13,50

Ridotto: €7,00

Ingresso gratuito alla Valle dei Templi per tutti: la prima domenica di ogni mese.

LA STORIA DI AGRIGENTO


Fondata ad opera di coloni gelesi con il nome di Akragas tra l’odierno fiume San Biagio e il suo affluente Drago (all’epoca Akragas e Hypsos) intorno al 580 a.C., la città divenne subito rilevante sia politicamente che militarmente, tanto da sconfiggere i Cartaginesi nel 480 a.C. ed estendere su un ampio territorio il proprio controllo. Conquistata definitivamente dai Romani nel 210 a.C., Agrigento riuscì a godere di un certo periodo di benessere grazie al commercio e all’agricoltura, assai sviluppati all’epoca.

Subì una forte decadenza in seguito alla caduta dell’Impero Romano: molti quartieri della città vennero abbandonati e gran parte della popolazione si insediò presso la collina di Girgenti. Soltanto nell’800 la città ritornò ad essere popolata e ad assumere le dimensioni di grande centro nella Sicilia centrale.

Dopo la conquista araba Agrigento divenne capitale dei Berberi. Seguirono alterne fortune per un lungo periodo, con una notevole ripresa economica nel Settecento e successiva riorganizzazione urbanistica della città. Il periodo borbonico invece fu assai difficile per gli abitanti di Girgenti: il rigido sistema fiscale oltre ad un governo feudale provocarono un crescente malcontento che si trasformò in adesione al movimento garibaldino. Drammatici furono i danni subiti durante il secondo conflitto mondiale: vicina a Gela, dove gli alleati sbarcarono per riconquistare la Sicilia, Agrigento subì pesantissimi bombardamenti. Dal 1997 è Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Siti archeologici ad Agrigento

Il Santuario di Demetra è il luogo sacro più antico di tutta Agrigento: già esistente prima della costruzione della stessa Akragas, è un edificio di forma rettangolare da cui si raggiungono due profonde grotte, che penetrano nella roccia per oltre 20 metri. Il corridoio che congiunge la struttura alle grotte doveva servire in passato come luogo dove i fedeli potevano purificarsi con l’acqua di sorgente naturale contenuta nelle nicchie.

Il quartiere ellenistico-romano è un tracciato urbano che si estende per oltre 10.000 metri quadrati, intersecando le sue strade in maniera ortogonale. Di particolare bellezze alcune abitazioni dell’epoca (IV secolo a.C.), che presentano ancora splendidi mosaici: tra le più rilevanti, la casa della gazzella, la casa delle svastiche e la casa del maestro astrattista.

La Chiesa di San Nicola, imponente costruzione in stile romanico-gotico fu costruita dai monaci Circestensi nel XIII secolo. Bellissimo è il portale ad arco racchiuso tra due poderosi piloni. Al suo interno, è ancora conservato in ottime condizioni il sarcofago di Fedra, opera marmorea di inestimabile valore risalente al II secolo d.C.: rappresenta quattro episodi del mito di Fedra e Ippolito. Notevole anche il sarcofago delle donne coronarie, opera risalente al III secolo d.C.

Il Museo Archeologico Regionale di Agrigento è sicuramente uno dei più importanti musei archeologici siciliani, sia per numero di visitatori che per la qualità dei suoi reperti. Diviso in due diverse sezioni, ospita reperti di Agrigento nel primo settore e dei territori di Gela e Caltanisetta nel secondo. Le maggiori opere custodite sono tra le altre, il Telamone (alto 7,75 metri); l’Efebo, opera marmorea di età greca ritraente un giovane greco nudo nell’equilibrio delle forme anatomiche. Infine merita citazione la scultura di Afrodite al bagno.

Cosa vedere ad Agrigento

L’asse viario principale di Agrigento è Via Atenea, la quale si dirama a partire dal Piazzale  Aldo Moro: l’inizio dell’elegante arteria, ornata da bei negozi e boutique, è sottolineato dalla porta Atenea, di epoca medievale ma ricostruita nel 1868.


La Cattedrale di Agrigento


La Cattedrale di Agrigento domina la parte occidentale della collina di Girgenti. Fu costruita per volontà del vescovo Gerlando alla fine del XI secolo. A causa dei continui rifacimenti oggi si presenta con una serie di sovrapposizione di stili architettonici.

Preceduta da una grande scalinata, la facciata si mostra in tutta la sua semplicità, affiancata dal campanile mai del tutto terminato. Il suo interno a croce latina è a tre navate: di particolare bellezza gli stucchi e affreschi barocchi, una statua della Madonna e il Bambino, realizzata in marmo; i dipinti della sagrestia e la piccola ma graziosa cappella di S. Gerlando.

Curiosità  All’ interno della chiesa si assiste al fenomeno del portavoce: ciò che viene detto, anche con un bassissimo tono di voce all’interno della chiesa viene udito da qualsiasi posto si ci trova.

Orari d’apertura

Periodo Novembre-Marzo 10,00-13,00 Dal martedì alla domenica

Periodo Apr- Ottobre 10,00-13,30/15,30-19,00  Lunedì chiuso


La Chiesa del Santo Spirito


La Chiesa del Santo Spirito si trova a nord di Via Atenea, precisamente in via Foderà. L’intero complesso, costruito alla fine del XIII secolo, è costituito dalla chiesa e da un monastero cistercense. La facciata della chiesa è stata ritoccata con spunti di carattere barocco mentre di particolare interesse si apprezzano il rosone centrale e il portale in stile gotico. Al suo interno invece, è possibile ammirare svariati stucchi ritraenti vicende bibliche, probabilmente ad opera del Serpotta. Il monastero invece, mantiene intatta la sua bellezza, grazie all’ottimo stato di conservazione. Da poco, al primo piano del Monastero è stato allestito il Museo Civico.


Via S. Francesco d’Assisi


Via S. Francesco d’Assisi corre parallelamente a Via Atenea. Qui si trova la Chiesa di San Francesco d’Assisi: oggi si mostra in chiaro stile settecentesco, ma è stata ricostruita sull’impianto originale risalente al XIV secolo. La sua struttura a navata unica, ospita una scultura risalente al Cinquecento per opera del Gagini, oltre a notevoli affreschi.


La Chiesa di San Lorenzo


La Chiesa di San Lorenzo, ricostruita in stile barocco nel XVII secolo, si affaccia sulla piazzetta del Purgatorio. Il suo esterno si presenta con un color giallo ocra, a causa del materiale calcareo utilizzato per la sua realizzazione. Pregevole il portale, affiancato da bianche colonne e ai lati due statue su piedistalli. Di notevole fattura, al suo interno, le otto statue allegoriche realizzate in marmo rappresentanti le virtù, anch’esse attribuite al Serpotta.


La Chiesa di San Domenico


La Chiesa di San Domenico si innalza, insieme all’attiguo ex convento dei Padri Domenicani (oggi sede del Municipio), alla fine di Via Atenea. La chiesa, in stile barocco, venne costruita durante il XVII secolo. Al suo interno si trova un imponente organo, ancora oggi utilizzato, oltre ad un Crocifisso risalente al Cinquecento e a graziose cappelle.


Il Museo Diocesano


Il Museo Diocesano è stato riaperto a fine 2011 dopo un lungo restauro. Ospitato nel palazzo arcivescovile costruito nell’ XI secolo, si compone di otto diverse sale, attraverso le quali è possibile effettuare un excursus storico della diocesi agrigentina dal XII secolo fino al XVIII. Nelle stanze si alternano dipinti, opere marmoree, collezioni d’argenteria e svariati lasciti ad opera di importanti personaggi del passato.


Tra i vari siti che possono essere oggetto d’interesse per chi si appresta a visitare Agrigento meritano di essere visitate tra le altre la Chiesa di S. Alfonso de Liguori edificata nel 1939. La Chiesa di S. Maria dei Greci  a tre navate costruita sopra un tempio dorico del V secolo a.C., probabilmente dedicato ad Athena.

La Biblioteca Lucchesiana, che conta oltre 50.000 volumi. La Rupe Atenea, punto più alto della vecchia città, probabilmente acropoli dell’antica Akragas. Ancora visibile  una torre d’avvistamento (V secolo a.C.), con tre dei quattro lati della struttura superstiti alle vicissitudini dei secoli.

Orari d’Apertura

Novembre-Marzo 10,00-13,00 dal martedì alla domenica

Agrigento di sera

La vita serale ad Agrigento si concentra soprattutto su Via Atenea, dove i giovani si ritrovano per chiacchierare e bere qualcosa. I ristoranti della città offrono ottimi menù, vari e gustosi a prezzi abbordabili. Le pizzerie non sono numerosissime, ma comunque di rinomata qualità, collocate prevalentemente vicino la Valle dei Templi. Piazzale Aldo Moro invece, viene di solito preferito per prendere qualche aperitivo. Per i più romantici invece, il consiglio è di fare una bella passeggiata al tramonto lungo il Viale della Vittoria, da dove si può ammirare un fantastico panorama.

Per gli amanti delle serate in disco invece, non mancano le alternative: sia in città che nei paesi vicini, sono diversi i locali che organizzano feste e serate.

Nel periodo estivo invece, la movida si concentra soprattutto lungo il litorale agrigentino, dove discoteche sotto le stelle e ristoranti con specialità a base di pesce, offrono valide alternative per trascorrere le piacevoli serate siciliane.

Per ulteriori info sulla città di Agrigento puoi visitare il sito della città.

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