Cosa vedere a Pantalica

Dove si trova Siracusa

Cosa vedere alla Necropoli di Pantalica


Pantalica, a circa 40 km da Siracusa, rappresenta uno dei siti archeologici più importanti di Sicilia. Venne fondata da popolazioni autoctone, in fuga dai Siculi, intorno alla seconda metà del XIII secolo a.C. Della sua storia non si hanno notizie certe, ma probabilmente venne distrutta da Siracusa, dopo essere stata a capo di un piccolo regno con il nome di Hybla.

Delle costruzioni cittadine sono ancora presenti i resti del palazzo del principe (l’Anaktoron) e i terrazzamenti. Il palazzo è un edificio costruito con grossi blocchi che formano stanze rettangolari, ricordando le costruzioni micenee. Di notevole interesse le 5 Necropoli, costituite da circa cinquemila opere funerarie scavate nella roccia. Il sito era impervio e protetto da profonde gole.

Per lungo tempo rimase inabitata, ma ebbe un secondo insediamento in epoca bizantina, quando in molti, per scappare dalle incursioni arabe, vi trovarono rifugio. Di questo periodo è il villaggio rupestre di San Micidiario, al centro del quale vi è l’omonima chiesetta, un tempo ornata da dipinti bizantini.


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I templi di Selinunte e cosa vedere

I Templi e il Parco Archeologico di Selinunte: cosa vedere

Dove si trova Mazara del Vallo

Selinunte è senza dubbio tra i siti archeologici più affascinanti e famosi di Sicilia. Dislocato in posizione isolata sulla costa occidentale, tra Mazara del Vallo e Sciacca, Il Parco archeologico di Selinunte costituisce un esaltante esempio della civiltà greca in Sicilia: le bianche rovine dei templi spiccano sull’azzurro del cielo e del mare, rendendo incantevole l’intero itinerario di circa 250 ettari, grazie ai quali il Parco archeologico di Selinunte è il più vasto d’Europa.

Orari ingresso : Dal 12 ottobre chiusura biglietteria ore 17,00 uscita ore 18,00. Dal 25 ottobre chiusura biglietteria ore 16,00 uscita ore 17,00.
Biglietto singolo intero :  6,00 €
Biglietto singolo ridotto:  3,00 €

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Il Parco Archeologico di Selinunte, istituito nel 1993 per proteggere la vasta estensione dei reperti presenti, è suddiviso in quattro aree distinte:



La Storia di Selinunte

Selinunte, costruita nel VII secolo a.C. da coloni greci di Megara Hyblea, deve probabilmente il suo nome ad un tipo di prezzemolo selvatico presente in abbondanza nella zona (selinon).

Posta su un piccolo altopiano così da facilitarne la difesa, Selinunte fu la colonia greca più occidentale di Sicilia: la sua storia fu piuttosto breve, segnata da un veloce sviluppo  economico ma da un altrettanto rapido periodo di decadenza.

Il periodo di maggiore splendore risale al VI secolo a.C., in cui Selinunte poté affermarsi come importante centro commerciale e militare della Sicilia. Il dinamismo della colonia ne consentì l’espansione su di un ampio territorio, controllato da città satelliti (come Eraclea Minoa) che ne garantirono la continuità per diverso tempo. La difesa costiera invece era assicurata da una snella ma temibile flotta bellica.

Acerrima nemica della vicina Segesta, fu alleata di Cartagine e di Siracusa. Tuttavia fu proprio per mano dei Cartaginesi che Selinunte deve la sua scomparsa: chiamato in aiuto di Segesta, il cruento esercito di Annibale Magone assediò per nove giorni Selinunte, che non riuscì ad opporre un’adeguata  difesa. La città venne rasa al suolo e la popolazione deportata in Africa e in altre città della Sicilia (soprattutto nell’antica Marsala).

Una timida ripresa avvenne soltanto durante il periodo bizantino ma un forte terremoto stroncò qualsiasi tentativo di rinascita per Selinunte. L’importanza del sito archeologico venne scoperta nel Cinquecento ma soltanto nel 1823 furono organizzati i primi scavi archeologici.

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Il tempio di Segesta e cosa vedere

Dove si trova Mazara del Vallo

Il sito archeologico di Segesta è tra i luoghi storici di maggiore valore in Sicilia. Centro dalle origini antichissime, rivale storica di Selinunte, si trova nella parte occidentale dell’isola, attorniato da un verde e silenzioso paesaggio a circa 40 km da Trapani. Sono splendidamente conservati il tempio, struttura armoniosa e tra le più complete che sono giunte fino ai nostri giorni, e il teatro, posto in posizione scenografica sul Monte Barbaro, a circa 400 metri d’altezza.

Orari ingresso : Dal 3 giugno al 4 ottobre apertura ore 9,00 chiusura ore 19,00. Dal 5 al 31 ottobre chiusura ore 18. Dal 1 novembre al 31 dicembre chiusura ore 17.
Ultimo ingresso sempre un’ora prima della chiusura.

Biglietto singolo intero :  6,00 € ( dai 25 ai 65 anni non compiuti)
Biglietto singolo ridotto: 
3,00 € ( dai 18 ai 25 anni non compiuti)

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Il Tempio di Segesta e cosa vedere


Il tempio di Segesta, solennemente posto su di una collinetta ai piedi del Monte Barbaro, è sicuramente tra gli esempi più esaltanti dell’architettura greca. Il bianco delle colonne spicca tra il verde del paesaggio, completamente isolato dal mondo urbanizzato.

La sua costruzione risale agli ultimi anni del V secolo a.C., durante l’alleanza   con Atene. Si contano 36 colonne complessive, non scalanate e in parte rigonfiate, per evitare possibili illusioni ottiche (tecnica utilizzata anche nel Partenone di Atene).

Si è dibattuto molto sulla funzione del tempio: la tesi prevalente vuole che l’edificio sia stato volutamente lasciato scoperto, al fine di esaltare un preesistente luogo di culto locale, in cui le celebrazione avvenivano all’aperto.

Il Teatro

Le origini di Segesta sono antichissime tanto da fondersi con il mito di Troia: leggenda vuole che la fondazione di Segesta avvenne per opera di Enea.

Quel che sappiamo, è che il centro fu di primaria importanza per la popolazione degli Elimi, stirpe proveniente da oriente e successivamente fusa con le popolazioni locali.

Fortemente influenzata dalla cultura greca, entrò presto in conflitto con Selinunte, segnando di fatto il proprio destino: dopo i primi scontri avvennuti nel VI secolo a.C.,  Segesta divenne l’ago della bilancia per le sorti della Sicilia occidentale.

Alleatasi senza successo con Atene, Segesta strinse quindi amicizia con Cartagine, grazie alla quale sconfisse definitivamente Selinunte. La gloria però ebbe vita breve. Siracusa, preoccupata per un espansione Cartaginese in Sicilia, organizzò grandiose campagne contro Segesta: prima Diodoro nel 397 a.C. e poi Agatocle nel 307, le inflissero pesanti sconfitte, deportando la popolazione e distruggendo la città.

Il centro trovò nuova linfa durante il periodo romano, quando passò senza esitazione sotto il dominio di Roma, voltando le spalle alla vecchia alleata Cartagine. Grazie alla leggendaria origine comune, Segesta venne sgravata delle tasse più pesanti poste da Roma nelle altre provincie, e favorita nei rapporti commerciali.

Dopo la caduta dell’Impero, si susseguirono i saccheggi da parte di Saraceni e Vandali, che ne segnarono per sempre il suo destino. Gli ultimi insediamenti risalgono al periodo normanno,come testimoniano i resti di un castello e di una chiesa.

In precedenza, Segesta aveva vissuto anche un periodo di ripresa sotto la dominazione araba, come si evince dai resti della prima moschea rinvenuta in Sicilia.

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Cosa vedere a Monte Adranone

Il Parco Archeologico di Monte Adranone


A pochi kilometri da Sambuca, sul versante meridionale della Sicilia occidentale, si trovano gli imponenti resti archeologici del Monte Adranone,  di sicuro valore storico. La sua posizione, immersa nella natura e distaccata in passato dai grandi centri, ha reso possibile l’ottima conservazione del sito archeologico. Anche se resta molto da scoprire sul suo passato, Monte Adranone rappresenta una tappa di grande interesse nel cuore della Valle del Belice.

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Gli scavi intrapresi a partire dal 1968 hanno portato alla luce parte della città, la necropoli greca, le cinte murarie e parte dei luoghi del primo insediamento. Dall’ingresso principale si arriva facilmente alla necropoli, risalente al VI secolo a.C. tra cui spicca la grande Tomba della Regina.

Nella parte più alta, si trovava l’acropoli della città, difesa da possenti mura. L’aspetto che salta immediatamente all’occhio, è la costruzione delle abitazioni per fasce altimetriche. E’ presente, oltre ai resti di abitazioni privati e luoghi per lo svolgimento della vita pubblica, un santuario di probabile periodo cartaginese.

L’isolamento del sito, la quiete che si apprezza e la bellezza dei panorami, rendono ancor più suggestivo questo scorcio di antica storia siciliana.

La Storia di Monte Adranone

Abitata da popolazioni siciliane in epoca preistorica di cui sono stati ritrovati tracce di abitazioni, la vetta del Monte Adranone venne scelta da coloni di Selinunte quale luogo ideale d’insediamento divenendo uno strategico avamposto militare, Adranon.

Stanziatesi intorno al VI secolo, i coloni greci furono invasi dai Cartaginesi che stravolsero la conformazione urbana della città, ricostruita secondo principi nordafricani. Adranon venne definitivamente distrutta dai Romani nel 250 a.C. e mai più edificata.

A causa del suo isolamento rispetto agli altri centri, si conservano numerosi resti di antiche costruzione, con particolari modi di costruzione che richiamano in parte ai modelli Maya in America. Per la carenza di studi condotti, non si hanno notizie approfondite sul sito che conserva ancora un alone di mistero.

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Cosa vedere sull’isola di Mozia

Cosa vedere nell’Area Archeologica di Mozia

Dove si trova Mozia

L’isola di Mozia conserva ancora importanti tracce del suo glorioso passato, ponendosi come sito archeologico di primissimo interesse nel panorama siciliano.

Posta nella laguna de “Lo Stagnone”, poco più a nord rispetto a Marsala, fiorì durante il periodo fenicio divenendo il centro di maggiore importanza della Sicilia occidentale.

Anche se identificata nel 1884 come l’antica Mozia, gli scavi tardarono a partire per decine di anni: soltanto nel 1955 si avviarono i primi dissotterramenti utilizzando tecniche scientifiche.

Tra i reperti archeologici più celebri, è senz’altro Il Giovane di Mozia, magnifica statua marmorea, conservata al Museo Whithaker di Mozia.

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Il Museo Whitaker

Il Museo Whitaker raccoglie materiale di notevole interesse rinvenuto tra Mozia, Marsala e Birgi. Sicuramente tra le collezioni fenicie più ricche del Mediterraneo, il Museo conserva diversi corredi funerari, armi in ferro e bronzo, vasellame, maschere in terracotta e anche una bella scultura raffigurante due leoni che cacciano un toro, riproduzione abbastanza rara per la civiltà fenicia. Ma nel Museo sono esposti anche reperti di origine greca: i fitti rapporti commerciali con le sponde più ricche del Mediterraneo facevano affluire presso Mozia gente e materiali da località assai lontane. Tra di esse, particolare menzione merita la statua del Giovane di Mozia.

Il Giovane di Mozia, (conosciuto anche come Efebo di Mozia) è una statua marmorea risalente al V secolo a.C. Ritrovata nel 1979 sotto un cumulo di macerie, è l’attrazione principe del Museo Whitaker. L’opera è probabilmente frutto di un bottino di guerra (forse Selinunte) ma non si esclude che venne direttamente commissionata da qualche facoltoso cittadino di Mozia da scultori greci della scuola di Fidia. La tunica, assai aderente al corpo del giovane, mette in evidenza le parti anatomiche della figura, ostentando la bellezza della figura umana, assai celebrata nella cultura greca.

Durante le Olimpiadi di Londra 2013  è stato esposto al British Museum, in rappresentanza dei Giochi Olimpici dell’Antica Grecia.

La storia di Mozia

Tracce di insediamenti umani sull’isola di Mozia si hanno già dal periodo preistorico dell’età del bronzo. Fu con l’arrivo dei Fenici, intorno al VIII secolo a.C. che l’isola riuscì ad acquisire importanza strategica per le rotte di navigazione del mediterraneo occidentale, trasformandosi in porto commerciale di eccezionale importanza. Durante il periodo Cartaginese, Mozia subì un forte attacco da truppe greche (forse Spartani) che cercavano di insediarsi in territorio punico.

Tuttavia fu per opera di Dionisio II di Siracusa, nel 397 a.C., che la città venne irrimediabilmente distrutta e la popolazione deportata a Lilibeo, l’attuale Marsala. L’apice dello splendore di Mozia fu raggiunto proprio in questo periodo, del quale sono numerosi i riferimenti di storici dell’epoca sulla importanza del centro: fu probabilmente per questo motivo che i siracusani organizzarono un epica campagna per infliggere una memorabile sconfitta a Cartagine in uno dei suoi maggiori centri in Sicilia. La città venne riconquistata l’anno successivo, ma si apprestò a non rivivere più i fasti del passato.

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Cosa vedere a Morgantina

La zona archeologica di Morgantina

Posizione di Morgantina

A pochi kilometri dalla città di Aidone si trova il sito archeologico di Morgantina, tra i più importanti di Sicilia seppur poco noto a molti.

Antico centro strategico, divenuto di considerevole rilevanza durante il periodo greco, è stato riportato alla luce nel 1955 grazie ad una serie di scavi portati a termine dall’Università statunitense di Princeton.

Ad Aidone, circa 5 Km da Morgantina, si trova il Museo Archeologico Regionale, nel quale è conservata la bellissima Venere di Morgantina, scultura d’epoca classica spesso esposta nei musei più famosi al mondo.

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Il Museo Archeologico di Aidone


Il Museo Archeologico Regionale di Aidone ospita i reperti archeologici più importanti rinvenuti dagli scavi di Morgantina. Il Museo è stato organizzato presso le sale di un ex convento di cappuccini, sul largo Torres Trupia.

La visita prevede dei resti risalenti alla fase arcaica della città esposti al pian terreno. Nel primo piano invece si trovano i materiali archeologici di epoca greca. Qui si trova la famosa Venere di Morgantina, statua tornata in Sicilia dopo un lungo contenzioso con il Museo americano che la ospitava in precedenza. Opera greca, realizzata in marmo e calcare da autore della scuola di Fidia (uno dei massimi scultori greci), venne trafugata negli anni ’50 e acquistata dal Paul Getty Museum alla fine degli anni ’80. Alta 2,24 metri dovrebbe riprodurre la Dea Demetra. Dal 17 maggio del 2011 è di nuovo esposta all’interno del Museo Archeologico Regionale di Aidone.

La storia di Morgantina


Reperti storici fanno risalire la fondazione di Morgantina in periodo antichissimo  (II Millennio a.C.) ad opera di popolazioni autoctone, i siculi, e ceppi italici che probabilmente trovarono qui le condizioni ideali per cooperare e prosperare.

Il nome stesso di Morgantina dovrebbe derivare dai Morgeti, popolazione proveniente dalla penisola italiana.

La città accrebbe il suo prestigio durante il periodo greco divenendo uno dei più importanti centri commerciali dell’entroterra. Posta sotto l’influenza di Siracusa, raggiunse il suo culmine nel III a.C., periodo al quale risalgono le più importanti costruzioni riportate alla luce.

La città però conobbe una veloce decadenza durante il periodo romano: durante la Seconda Guerra Punica, Morgantina  appoggiò Cartagine piuttosto che Roma, fatta presto bottino di guerra dai vincitori. La città venne successivamente distrutta da Ottaviano, che decise di radere al suolo Morgantina, rea di aver appoggiato schiavi ribelli ostili all’Imperatore.

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Cosa vedere a Eraclea Minoa

Cosa vedere nel sito archeologico di Eraclea Minoa

Dove si trova Eraclea Minoa

Sito archeologico di straordinaria valenza culturale, Eraclea Minoa abbina il fascino del mito alle bellezze naturali della Sicilia meridionale. La lunga e selvaggia spiaggia, su cui dominano i resti di epoca greca, è posto assai frequentato durante le stagioni estive.

Il paesaggio intorno è reso ancor più suggestivo dalle rocce bianche che si affacciano direttamente sul mare, dalla folta pineta e dalla limpidezza delle acque marine, che fanno di Eraclea Minoa una località di grande interesse della Sicilia meridionale.

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Il sito archeologico di Eraclea Minoa occupa una posizione particolarmente suggestiva sul promontorio di Capobianco, da cui si gode un bellissimo panorama. I lavori di scavi iniziati nei primi anni del Novecento e continuati a fase alterne, hanno riportato alla luce importanti reperti dell’epoca classica.

Al suo ingresso è stato organizzato un piccolo museo che raccoglie ceramiche, statuette e altri oggetti rinvenuti durante il periodo di scavi.

Le mura, che un tempo correvano per oltre 6 kilometri, danno l’idea delle dimensioni che Eraclea Minoa assunse durante gli anni di maggior sviluppo.

Il teatro fu realizzato intorno al IV a.C. in dimensioni più ridotte rispetto ad altri esemplari simili presenti in Sicilia. E’ in larga parte scavato nella roccia, con il mare sullo sfondo a fare da cornice alle commedie e tragedie che ancora oggi, grazie all’ottimo stato di conservazione, vengono riprodotte durante il periodo estivo.

Sopra il teatro sono stati ritrovati due abitazioni del IV-III secolo a.C., discretamente mantenute lungo il corso dei secoli: sono in parte visibili le decorazione sulle pareti e quelle dei pavimenti. Altre abitazioni, di più recente costruzioni, mantengono la struttura delle precedenti con le stanza che si aprivano internamente all’atrio centrale, organizzato per convogliare le acque piovane.

La storia di Eraclea Minoa

Secondo il mito greco la costruzione della città venne realizzata da Minosse, re di Creta, che giunse fin qui per punire Dedalo, reo di aver aiutato Arianna e Teseo ad uscire dal labirinto.

Più probabilmente, la città venne fondata da esuli provenienti da Selinunte intorno al VI secolo a.C. e rinfoltita in seguito da coloni spartani. Data la posizione, tra Akragras (l’attuale Agrigento) e Selinunte fu per molto tempo motivo di dispute e contese.

Saltò alle cronache durante il periodo romano grazie alla visita di Cicerone che vi si recò alla ricerca di accuse contro Verre, a quel tempo governatore della città. Proprio da Cicerone derivano le maggiori fonti storiche di questo periodo riguardanti Eraclea Minoa. La città venne in seguito abbandonata per motivi ancora sconosciuti.

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Cosa vedere a Solunto

Il Parco Archeologico di Solunto

Dove si trova Solunto

Zona archeologica di notevole interesse storico, a qualche kilometro da Bagheria, si trova l’importante sito di Solunto, divenuto da qualche anno Parco Archeologico.

L’antica Solus fu un fiorente centro commerciale fenicio, paragonabile per importanza a Mozia e Palermo. Fondata in epoca arcaica, ebbe il suo maggiore splendore durante il IV secolo a.C. Passò sotto il dominio cartaginese e successivamente conquistata dai Romani intorno al 250 a.C. I resti visibili oggi e la struttura urbanistica del centro, risalgono proprio a quest’ultima fase.

I resti di Solunto si trovano ai piedi del Monte Catalfano, sulla costa nord-occidentale della Sicilia.

I primi scavi nella zona furono intrapresi  nel 1826, ma ancora oggi proseguono studi e progetti per ulteriori espansioni dell’area destinata ai dissotterramenti.

La città antica si presentava con una forma abbastanza regolare, di cui l’arteria principale era incrociata dalle vie minori che la intersecavano ad angolo retto, a formare così la classica forma a scacchiera. I resti della pavimentazione sono ancora ben visibili, soprattutto quelli in terracotta della via principale.


Degli edifici più importanti restano ancora visibili la cosiddetta casa di Leda, il ginnasio, diverse abitazioni civili, ed un numero non indifferente di cisterne per la raccolta dell’acqua piovana, dato che il luogo era privo di fonti sorgive.

All’ interno abitazioni civili suscitano curiosità i resti dei dipinti su parete e i notevoli pavimenti ornati a mosaici.

Del teatro invece rimangono visibili parti delle gradinate e della scena.

Il ginnasio infine, mantiene ancora in piedi le colonne, con capitelli ionici, e parte della trabeazione.


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